martedì 28 luglio 2026

Il mio anno di piacere senza sesso

Quando inizio un libro, solitamente vado a cercare recensioni scritte da lettori. Scorrendo quelle di questo libro, mi sono imbattuta in quella di un ragazzo che parafrasando il titolo,mi ha fatto sorridere e anche intenerito: "I miei 21 anni di dispiacere senza sesso".

Questo libro lo abbiamo scelto nel Book Club femminista e intersezionale di cui faccio parte, probabilmente non ci sarei mai arrivata sola.
Interessante,offre molti spunti di riflessione, ma non so se lo consiglierei.

Dopo la fine di una relazione durata due anni, Melissa decide di astenersi dal sesso per 3 mesi che diventeranno 1 anno. Sembra un tempo irrisorio, ma per lei che per colmare i vuoti è sempre passata da una relazione all'altra è un tempo lungo e necessario. "Quando mi scoprivo infelice in amore cambiavo semplicemente partner. È più facile cambiare hardware che un intero sistema operativo. Cambiare il proprio sistema operativo è un lavoro tedioso e doloroso".
Ed è prendendo questo tempo per sé, donandosi questo rifiuto, scavando nei propri dolori  che riesce a capire anche il motivo per cui si è amata poco in tutta la vita.
"Io mi aggrappo alle abitudini. Evito le verità scomode. Metto in discussione l'intuito. Lascio che la pressione si accumuli finché il disagio di restare come prima non diventa più incisivo del disagio che provo rispetto al cambiamento."

Questo libro mi ha fatto scoprire il termine "limerenza":" stato di infatuazione romantica ossessiva, soprattutto quando il soggetto non ha ancora posseduto l'oggetto di tale ossessione, o addirittura non ha avuto conferma che i propri sentimenti sono ricambiati".

Molte riflessioni sulla maternità, anzi sulla decisione di non essere madre e di come la società ci racconta solamente di ciò che una donna si perde nel non esserlo, ma mai il contrario.

Melissa in questo percorso ha cercato di far diventare l'autonomia un'abitudine soprattutto quando si sceglie di condividere la vita,o parte di essa, con un'altra persona. " cedendo in ogni momento alla libertà assoluta della necessità individuale".

lunedì 30 marzo 2026

Come diceva il grande Pasolini, il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".

A me Desiati non piace!
È l'ennesima occasione che gli do per farmi cambiare idea ed è l'ennesima volta che invece lo confermo.
Pensavo di non scrivere nulla, ma non sarebbe veritiero parlare solo dei libri che ci piacciono o che consiglieremmo per unicità. 
Nella vita ci si imbatte in pagine memorabili e pagine che saranno scordate il giorno dopo.
La Murgia, scrittrice da me molto apprezzata, faceva una rubrica chiamata la stroncatura, dove parlava di tutti quei libri insulsi scritti nel tempo. Quella che mi appresto a fare è una stroncatura. 
Parto con la rincorsa perenne di utilizzo di paroloni, che non danno quella sensazione benefica di aver scoperto un nuovo termine, ma sottolineano la natura di questa penna: " E tirandosi i capelli indietro per irreggimentarli in un elastico bianco".
Il libro spesso disseminato di frasi che vogliono essere profonde ed illuminanti, ma sono superficiali. 
Un esercizio di stile per nulla elegante, ma vacuo e ruffiano. 
Veniamo al dunque, il libro di cosa parla? Non parla di nulla, non racconta nulla, una lista di avvenimenti fra questi due ragazzi che non sono amici, non sono amanti, sono evanescenti.
Snob, i classici figli di papà che possono anche permettersi di studiare alla Bocconi che ricevono come regalo la carta di credito e un milione all'interno. Alla continua ricerca di loro stessi, continuamente insoddisfatti e come trasgressione e anticonformismo il massimo che possono fare sono piercing, capelli colorati e strizzare l'occhio ai genderfluid.
Io ne ho fin sopra i capelli nella realtà di questa gente che fa anche la morale agli altri, ben protetta dal proprio orticello, figuriamoci se devo apprezzarla nei libri che per me sono la vita.
La loro relazione, di bene profondo e che li accompagna in tutta la vita viene costantemente raccontato al lettore, ma dai discorsi che fanno, dalle frasi che si pronunciano quotidianamente, non emerge.
I sentimenti non li devi raccontare, li devi fare percepire, il lettore deve avere l'impressione di un legame che non si sente, ma gli buca la carne.
Sono noiosi, senza stimoli né per se stessi né per gli altri, con dialoghi fatti di inconsistenza, il nulla che avanza un capitalismo che ingoia la cultura.
L'amare i libri, la letteratura e il volerne parlare con tutti continuamente io lo capisco. È la mia passione più grande. Una notte ho sognato che morivo e la cosa che destava in me preoccupazione non era la morte in sé, ma se vi erano dei libri dove sarei andata. Mi viene naturale, dalle viscere e mi rende felice. Sono la classica persona che se è seduta su un water e non ha disposizione un libro nei paraggi, legge il retro dei prodotti. Non perché m'interessino, ma perché è fisiologico. Quindi lo capisco, anche io sono alla ricerca costante di letture nuove o mi scrivo le frasi che più mi hanno colpita. Questo però non fa di me una scrittrice, anzi.
Poi arriva il pezzo forte del "Note dalla scrittoio o stanza degli spiriti".
Il fare conoscere degli scrittori e il nominarli, scrittori della nostra terra, lo ritenevo un punto di forza, prima di arrivare a queste note. 
La modalità la trovo saccente. Il lettore si può andare a cercare o meno degli approfondimenti, bisogna stuzzicare la curiosità, senza ergersi a unico detentore di conoscenza. 
È fastidioso e non ha riguardo di chi ti sta regalando del tempo.
Come punti di forza sicuramente segnalerei il titolo "Spatriati". "Spatriato è il participio passato del verbo spatriare, che sta per andar via o, come dice la Treccani, cacciare dalla patria. In alcuni dialetti meridionali, tra cui il martinese, ha altre sfumature, come incerto, disorientato, ramingo, stordito, senza arte né parte, in alcuni casi persino orfano."
Avendo vissuto per anni fuori dalla Puglia, capisco quel senso di solitudine e dolore ogni volta che si parte: "La Puglia, Martina, i nostri cieli hanno queste maledette unghie affilate che ti artigiano, non si può andar via senza graffi."
Non a Martina Franca come descrive il mio concittadino, ma ad un concetto più ampio, il Sud. A me mancava proprio un immaginario, un' atmosfera. Pur non amando l'inglese, quando andavo all'aereoporto per partire, departures mi sembrava che descrivesse perfettamente il mio stato d'animo di dipartita, di morte.
Anche la parentesi berlinese dei due protagonisti, mi ha fatto rivivere questa città che per me è stata importante, una palestra di vita.
Tuttavia, nonostante anche sentirla nominare Berlino mi dà sempre forti emozioni, neanche questo ha fatto il libro.
Non mi stupisce che abbia vinto il Premio Strega. Sento sempre più vicino il pensiero di Pasolini su questo premio che senza volermi dilungare diceva che "il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".
Il capitalismo della cultura, da quando la cultura è diventata un'industria non può che rilanciare libri qualitativamente mediocri.
Ho prestato il libro, quindi la foto è presa dal web.

mercoledì 25 febbraio 2026

I colori sono smorti

Sono approdata per caso a questo libro, mai ci sarei arrivata.
Ho partecipato ad un evento in una libreria nella citta in cui vivo.
I librai, con poche informazioni sui gusti letterari degli interessati, sceglievano un libro per ogni iscritto all'evento.
Su un tavolino, con il mio nome e una piccola recensione ho trovato "Mimica" di Sebastian Fitzek.
Questo thriller psicologico vede Hannah Herbst un'esperta di lettura di mimica facciale, impegnata nella risoluzione dell'ennesimo caso. La differenza da tutti gli altri? In questo caso l'assassina in questione pare sia lei...
Quando vedo una serie o un film tedesco, il mio approccio non è mai dei migliori. C'è sempre una luce giallina, i colori sono smorti, i dialoghi con poca espressività e anche se la storia può essere bella, non riesce mai a convincermi del tutto. Con questo libro è accaduto ciò, capitoli piccoli, scorrevole, storia che ti prende, scritto bene. Ci sono molti errori, per esempio se una persona è legata con delle fascette ai polsi è difficile che possa sciacquare un bicchiere o addirittura guidare. Io per esempio non riesco nemmeno a fumare mentre guido, figuriamoci..ma tutto sommato nel complesso è una storia che si fa leggere.
Eppure, c'è del giallino intorno...

martedì 30 dicembre 2025

Destinazione Errata

La scrittura di Starnone a me piace molto, ma questo libro non sono riuscita ad apprezzarlo.
È molto bravo nel descrivere le parti d'ombra dell'animo umano, le miserie e le fragilità. Il protagonista è un trentottenne che fa lo sceneggiatore e che vive con una bellissima moglie e tre figli. In una giornata con i figli, lottando con le continue esigenze di ognuno, sbaglia ad inviare un messaggio, innescando l'inizio di una storia passionale con la collega.
Non so se è per l'età che ho e la conseguente maturità che ne è derivata, ma io sono stanca di questi personaggi passivi, con "una sorta di istinto a cacciar via come un disturbo tutto ciò che può ferire, addolorare, umiliare, confondere, atterrire. La realtà da sempre aggiustata, buttando in un angolo segreto tutto ciò che può rovinare il racconto".
Una volta lessi un detto che è rimasto nella mia mente ed è tornato con questo libro:"solo I pesci morti seguono la corrente". Il protagonista che si trova a dover vivere delle cose, solo perché con passività segue il flusso in balia degli eventi, senza in realtà un desiderio, un impulso e una scelta reale, solo perché la frustrazione e il senso d'inferioritá nei confronti della compagna di vita, l'insicurezza e i sensi di colpa per un avvenimento passato, lo spingono a sfiorare la vita e non a viverla.
Non mi è piaciuto, non ho provato affezione per nessun personaggio, l'ho letto spesso controvoglia ed ho ringraziato il fatto che le pagine fossero poche.

mercoledì 10 dicembre 2025

La differenza tra noi e loro è un tiro di dadi riuscito bene.

Questo libro corale mi ha mosso molte emozioni.
Innanzitutto perché anche io lavoro in un reparto di psichiatria d'urgenza ed anche perché ho studiato a Genova, lì dove si ambientano queste storie. Come stile mi ha ricordato molto "Antologia di Spoon River", o potrebbe benissimo essere una di quelle ballate di De André con questi frammenti di vite segnate (in questo caso)dal dolore della patologia mentale.
Cambiano solo i nomi, ma ho rivisto molti miei pazienti ed immediatamente hanno preso il loro volto e la commozione è stata irrefrenabile, un fiume in piena.
La ricordo anche io la sensazione provata la prima volta che ho varcato la soglia di due porte blindate che si aprono solo con un telecomando in nostro possesso. Il rumore metallico dell'apertura e lo sbattere massiccio della chiusura. Al contrario del Dott. Milone però non è il potere di possedere quella chiave che mi destabilizza e che rende il reparto chiuso totalmente, la chiave che mi fa entrare in crisi quotidianamente(e credo che non mi ci abituerò mai fino alla fine dei miei giorni lavorativi)è quella della contenzione...per l'appunto, l'arte di legare le persone.
I protagonosti di questo libro sono i pazienti del dottore che fluiscono, ognuno con la propria storia. Un'altra protagonista importante è Genova e i suoi abitanti. La superba, con i suoi vicoli piccoli "con quei grattacieli del Medioevo alti otto piani. Si sale per scale strette, dove si passa a malapena con le spalle e bisogna chinare la testa. I gradini girano come budelli nella pancia del palazzo, senza pianerottoli".Il suo mare:"perché mi piace il mare?Lontano dal mare ci sono scocciatori intorno a te per trecentosessanta gradi. Davanti al mare solo per centottanta. Il resto è acqua." I genovesi con il loro mugugno. "Il mugugno ha i suoi canoni, è musica popolare. È un blues laico, che parla della fatica dell'uomo, ma non cerca nessuna salvezza".

Premessa doverosa prima di ciò che scriverò: io amo il mio lavoro, ogni singolo paziente incontrato fa parte di una specie di famiglia d'anima. Sono sempre felice di andare da loro e non c'è nessun altro luogo dove vorrei essere (ovviamente lavorativo).
La bellezza di questo libro è esser riuscito a portare un mondo trincerato al di fuori.
È vero, profondo e duro, ma in un reparto di psichiatria non c'è molto spazio per la poesia o meglio ha pochi scorci.  In urgenza si curano le acuzie ciò significa urla, sputi, calci, pugni e capelli che ti vengono tirati. Ciò significa esser chiamata nei peggior modi e dopo qualche giorno essere ringraziati per le cure prestate. Passi dall'affezionarti ad un paziente a dedicargli ascolto  e il giorno dopo stare male perché vieni accolta con indicibili offese, con gli occhi spiritati e la rabbia che attraversa il corpo. Significa danzare quotidianamente con l'imprevedibilitá degli eventi, significa cercare di bloccare in 4 o 5 colleghi degli energumeni spesso il doppio della nostra corporatura e spesso farsi male.
Significa trovare le storie di chi ha tentato d'impiccarsi, gole e polsi tagliati, chi ha tentato di spiccare il volo, chi ha corso nudo nel centro della città, chi ha bevuto l'acido devastando l'esofago e rinunciando per sempre ad uno dei piaceri più grandi della vita. Significa durante la notte vedere sfilate continue di insonni su e giù per i corridoi su strade che non portano da nessuna parte. Significa vedere persone che si danno capocciate, chi si è cavato da solo gli occhi, chi urla continuamente, chi si sente Hitler e abbozza anche un ridicolo baffetto. Chi mangia le proprie feci e beve le proprie urine, chi è in gravidanza isterica avuta con persone immaginarie e che trascorre una notte intera ad urlare perché è in travaglio. Chi sente le voci, chi vede le persone immaginarie, chi viveva in casa con la mamma deceduta da giorni. Pazienti che si picchiano tra loro e devi separarli e le prendi. Pazienti con deliri mistici che si sentono Gesù e gli altri li seguono. Pazienti che pensano di avere super poteri come teletrasporto o telecinesi. Braccia tagliuzzate con le lame, con cicatrici di anni che disegnano un quadro di dolore.
Schizofrenici, bipolari, depressi, borderline, con disturbi dell'alimentazione, tossici, alcolisti, autolesionisti,mitomani, potomani che arrivano a bere piu di 10litri di acqua al giorno,catatonici, crisi di conversione, crisi pantoclastiche, disturbi ossessivi compulsivi,  personalità multiple, omicidi con deliri psicotici. Anime in pena, un inferno di dolore e solitudine, stigma, rassegnazione nel non essere capiti e  accettati dalla società.

I film, la chaise long, le stanze calde e confortanti con la luce soffusa e le librerie di legno stracolme di libri, le bellissime conversazioni che s'instaurano e la fiducia. I pazienti calmi e tranquilli che fanno discorsi molto articolati e profondi, la compliance terapeutica, Freud e Jung e l'interpretazione dei sogni sono cose molto affascinanti, bellissime e che avvicinano- sull'uscio -con la giusta distanza- la popolazione al tema, ma che NON riguardano lontanamente il reparto di psichiatria.
Io direi piuttosto come avrebbe detto De André "Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo".

martedì 2 dicembre 2025

L' educazione delle farfalle

Mi ha fatto molta compagnia soprattutto durante i miei turni notturni, anche se lavorando in psichiatria questo carico di tensione non è stata una scelta saggia.
Carrisi per me è sempre una garanzia, alcuni mi piacciono molto, altri meno, ma in linea di massima riesce sempre a tenermi incollata sulle pagine.
Lui rappresenta anche un misurare la mia imparzialità, perché ascoltandolo nelle interviste ed essendo concittadina, non m'ispira simpatia, anzi, ritengo che spesso le parole scelte facciano emergere la borghesia di provenienza. Questo però non intacca il mio giudizio letterario.
Questo libro è principalmente un libro sulla maternità e per questo doloroso.
Serena è una donna d'affari che vive a Milano e che definiscono "lo squalo biondo". I suoi obiettivi riguardano la carriera e l'ascesa al potere, si muove tra rapporti occasionali e amicie fatte di aperitivi e superficialità. Poi qualcosa nei piani cambia e lei aspetta un piccolo esserino che decide da solo e pretende di venire al mondo.
Un giorno nella vita di Serena cambia ogni cosa e precipita in un dolore e incubo che nessun essere umano dovrebbe provare.
Se avete bisogno di una storia che vi incolli alle pagine, come sempre ci è riuscito.

giovedì 20 novembre 2025

Barba Non facit philosophum

Il titolo e la copertina di questo libro mi avevano colpita molto, ma "Barba non facit philosophum".
Non mi è piaciuto per nulla.
Il libro è raccontato come se fosse un copione teatrale, questo potrebbe essere anche una scelta interessante dato che la protagonista è un'attrice teatrale, ma in questo caso, l'io narrante esterno ai personaggi descrive la scena, i luoghi, il pensiero(tutto e troppo) e sembra di osservare da dietro un vetro i protagonisti che recitano, non vivono, senza mai essere immersi nella storia.

Una famiglia snob composta da un'attrice trans cinica ed antipatica, sposata con un avvocato gay e infedele, e con un bambino adottato. Nessun personaggio ha dei nomi, ma vengono identificati con il loro ruolo professionale,familiare e sessuale. Sicuramente (simbolicamente) sarà stata una scelta forte per sottolineare le etichette che la società ci attribuisce. Però a lungo andare l'ho trovato disturbante, noioso e crea un distacco dai personaggi ai quali non ti affezioni mai.
L' attrice è diventata famosa e vive con la famiglia in una grande casa in città, tra lusso e agi. Vini costosi, vestiti firmati(solo gli oggetti- tutti di marca-in questo libro hanno un nome, lo trovo ripugnante)la descrizione di un mondo frivolo, vacuo, il nulla che avanza.
La storia si svolge in un weekend trascorso a casa dei genitori dell'attrice dalle umili origini che vivono fuori città, in un paesino e che la famiglia va a trovare. Da qui l'esplosione di varie sensazioni, passate e presenti, fra gelosie, amore, risentimento, tradimenti e promiscuità taciuta o urlata con isteria e distruzione di oggetti costosi. Narra di come i personaggi vivono delle gabbie autoinflitte come il matrimonio, la famiglia e i figli.

Non ho il taboo del sesso, ma leggendo che viene definito un libro erotico mi sono posta delle domande poiché  io non l'ho per nulla sentito tale, anzi, l'ho trovato spesso forzato ed inutilmente volgare.

Due stelle una per i temi trattati, perché è importante sentire una voce che indubbiamente li vive. Non avevo riflettuto mai su come spesso gli omosessuali abbiano difficoltà a vivere rapporti con un trans(in quanto non riconoscono la loro parte femminile o come dice Camila Sosa Villada "femminilizzata"). Quindi, immagino complessi le relazioni o la ricerca dell'amore per entrambi. L'altra stella per i monologhi finali.
Tolte le tematiche e la sensibilità verso esse, per mio gusto personale, penso che la letteratura sia altro.

martedì 11 novembre 2025

L'assenza di parole per esprimere il dolore non è assenza di dolore.

Scrive davvero bene. Profondo, con dialoghi serrati, simile a Roth. Mi sono chiesta se gli scrittori ebrei hanno un qualcosa di simile nel giocare con le parole.
Realmente questo libro mi è piaciuto? e da questo quesito sono scaturite varie riflessioni su come è cambiato il mio essere lettrice.
Quando ero più piccola indubbiamente mi doveva colpire il modo di scrivere, ma una cosa che amavo era scoprire qualcosa che non conoscevo. Una parola, un aneddoto, una storia e subito diventava un libro meraviglioso.
Ora, crescendo, con il tempo che acquista un valore diverso, come dice appunto Foer: "Più si invecchia più diventa difficile rendere conto del tempo. I bambini chiedono:"siamo arrivati?" Gli adulti:"Come abbiamo fatto ad arrivare così in fretta?". In un modo o nell'altro, era tardi. In un modo o nell'altro,  le ore erano andate da qualche parte." alcune cose non bastano più.
La scoperta in questo libro è l'Enantiosemie: "parole che sono il contrario di sé stesse. Si spolvera una torta con lo zucchero, ma quando si spolvera un mobile, la polvere viene tolta. Tirare un sasso vuol dire lanciarlo, ma tirare una corda vuol dire portarla verso di sé. Una Matita spuntata è senza punta, ma quando spunta la barba, la punta viene fuori. Una porta sbarrata è chiusa ma gli occhi sbarrati sono aperti."

Il titolo "Eccomi" è una parola molto forte. Esprime la presenza e la disponibilità ad una chiamata. Parla dell'esserci, ma come gli altri si aspettano che siamo, non realmente noi. La storia narra della famiglia Bloch, degli ebrei che vivono in America. Narra della quotidianità, di frustrazioni, distanze, non detti, non presenze, della crisi coniugale tra Jacob e Julia. Di come la religione influenza la vita dei personaggi ogni giorno,  e della differenza di essere un ebreo che vive in Israele rispetto ad altri luoghi. Parla del conflitto.  Piccole "catastrofi" familiari con lo sfondo di grandi catastrofi mondiali.

"Julia rimase incinta di Sam. Poi di Max. Poi di Benji. Cambió il suo corpo, ma non il desiderio di Jacob. Fu il volume delle cose che si tenevano dentro a cambiare. "
"Le loro vite interiori erano schiacciate da tutto quel vivere: non solo per il tempo e l'energia richiesti da una famiglia di cinque persone, ma per i muscoli che erano costretti a potenziarsi e quelli costretti ad atrofizzarsi."
Un bel libro, scritto davvero bene, ma per la lunghezza in rapporto a ciò che mi ha lasciato, un pó mi sono chiesta dove siano andate le mie ore.

giovedì 21 agosto 2025

Questo libro è come una birra lager

Questo libro è scorrevole, si fa leggere e fluisce. Mentre lo leggevo, da grande bevitrice mi ha fatto pensare ad una birra lager. Beverina, ne puoi bere molte senza sentire l'ebbrezza che arriva, scorre tra le chiacchiere con gli amici al tavolo di un pub.
Ma è quella che prendo se non c'è molta scelta, non è quella che ti svolta la serata.

Indubbiamente scritto bene, troppo perfetto e costruito in ogni tratto, questo determina poca naturalezza nei dialoghi e nei rapporti tra i personaggi abbastanza stereotipati.
La storia, o meglio le varie storie che vengono raccontate, partono tutte da un evento drammatico accaduto su una spiaggia. Le due cugine Betta e Miriam in una notte d'estate vengono violentate e una delle due muore, mentre Miriam sopravvive, con la morte interiore.
Miriam non parla mai a nessuno della sua presenza quella notte e nessuno si ricorda di lei,  e pian piano inizia a scomparire e a chiudersi in se stessa. A nessuno viene mai di chiedersi nulla, ognuno stretto nel proprio dolore e indifferenza.
Un libro sull'incomunicabilitá del dolore grande, sul preferire non porsi domande perché le risposte sarebbero troppo devastanti da accettare. Su come si avverte, quando capita qualcosa di doloroso, che ci sia una linea netta tra un prima e un dopo e sul come quel dopo sia atroce per il silenzio che piomba, su come tutto svanisce perché la vita va avanti senza lasciare alcun danno apparente.
Un libro pregno(troppo) di temi, invece scrittori che io adoro mi hanno insegnato che si può scrivere un capolavoro, pur non mettendo tanta carne al fuoco con semplicità.
Non penso di aver perso tempo e lo consiglierei senza dubbio perché è un bel libro(nonostante il finale alla harmony), ma continuo a preferire una bella, fresca e media IPA.

sabato 17 maggio 2025

QUESTO POPOLA HA GIÀ ESPIATO IL PASSATO E L'AVVENIRE

Quando scrivo la recensione di un libro, procedo in parallelo con la lettura. Di questo libro è stato impossibile.

Ho scritto, cancellato, riscritto, nuovamente cancellato, ho anche provato disagio nei confronti di chi mi avrebbe letto, perché non sarebbe stata onesta qualsiasi cosa avrei scritto. Per non raccontare troppo, sarebbe stato tutto "una grande menzogna".

Il libro è diviso in tre parti. La guerra. Un paese non precisato, la città di K. Due gemelli che vengono affidati, dalla mamma in fuga, alla nonna.
Due bambini che restano nel cuore per la generosità,  l'intelligenza e l'acume nonostante il brutto che li circonda.
Non soccombono al fatto che "la guerra ha reso tutti avari ed egoisti", ma condividono quello che hanno e con ingegno trovano i modi per procurarselo e offrirlo a chi ha bisogno.
Un racconto duro, smorzato dal fatto che a raccontarlo siano due bambini, due corpi un'unica persona. La fame, la guerra scatena l'esigenza di soddisfare i bisogni primari, senza nessuna umanità. E quando le persone hanno fame sono disposte a tutto pur di sopravvivere, senza dignità, senza nulla dei valori più alti che ci rendono umani.

Nel primo, il racconto è narrato in prima persona plurale (essendo gemelli) ed è del tutto singolare. Non sappiamo i loro nomi e nei vari avvenimenti loro si muovono come un'unica persona. Nel secondo libro, gli eventi sono narrati da Lucas uno dei due ed è come se nella loro separazione hanno iniziato ad avere una personalità a prescindere dall'esistenza dell'altro.
Il terzo è impossibile commentarlo, si chiama "la terza menzogna" ed è una spiegazione di tutta la storia ed è narrato da Claus, l'altro.

Sono stordita da questo libro che comunque ritengo un capolavoro. Ad ogni modo questa mia recensione è una grande menzogna, l'unica cosa vera che posso dire è che riesce a narrare la guerra e come a pagarne le spese più grandi siano i bambini. Narra la condizione di esilio, l'amore per la propria terra, per la scrittura e la lettura che salvano sempre, quello che forse ha provato l'autrice Agota Kristof.
Questo libro è molto vero e di conseguenza crudo e duro, come solo la vita riesce ed esserlo, non poteva essere altrimenti, perché è scritto sulla carne.

venerdì 2 maggio 2025

Philip Roth: Il Teatro di Sabbath. Tradito dal sogno dell'infinità o dal fatto della finitezza

La colonna sonora di questo libro è stata Planet Caravan dei Black Sabbath.
Inevitabile l'associazione con il nome, mentre la canzone è arrivata da sola, forse perché il tema di questo libro per me è la morte in varie forme e questa canzone mi ci fa pensare.
Confermo che la sua scrittura mi devasta e ci sono passaggi che resteranno per sempre dentro di me.
Il maialesco Sabbath faceva il burattinaio nel teatro degli Indecenti(quale miglior nome), la sua carriera viene stroncata dall'artrite alle mani e da uno scandalo. È sposato in prime nozze con Nikka e seconde nozze con Roseanna "che si ammazzata di alcol per due motivi inoppugnabili: tutto quello che non era successo, e tutto quello che invece era successo." ed ha un'amante Drenka(che ho immaginato come Marisa Laurito), con forme soffici ed accoglienti.

Da burattinaio nel lavoro e nella vita,amante e maestro di inganni, artefici e irrealtà a burattino con i fili mossi dal dolore.
Ho provato pena e tristezza per quest'uomo così triste e solo, che per "sfuggire alla tirannica cupezza della madre- e il patetico avvilimento di suo padre" porta allo stremo eccessi e perversioni, forse per sentirsi vivo per pochi istanti.

Mickey Sabbath un tempo è stato felice, in una casa con una mamma fischiettante e premurosa, fino alla morte del fratello Morty.
C'è stato un tempo eppoi "niente più torta alle mele, niente pane con i datteri e le noci, niente sformati: tornando da scuola non trovava più niente a cuocere in forno".
C'è stato un tempo in cui "c'era un gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre. E poi gennaio. E poi un altro gennaio, la scorta dei gennai non finiva mai, e dei maggi, dei marzi. Avevano l'infinità. E lui era cresciuto a infinità, e mamma...erano una cosa sola.
Sabbath è stato tradito "dal sogno dell'infinità o dal fatto della finitezza".

mercoledì 9 aprile 2025

Hai mai sentito la voglia di andar via, pur sentendo la voglia di restare?

Sono una lettrice sin da piccola.
Ricordo che andavo a scuola controvoglia, ma non vedevo l'ora di tornare a casa per proseguire con il libro che avevo iniziato.
Adesso, a distanza di molti anni, da adulta, penso di aver capito che gli scrittori che mi piacciono, che entrano nella rosa dei miei preferiti sono coloro che ti danno la sensazione che scrivere sia semplice.
Roth è tra i miei preferiti, adoro la sua scrittura, ma questo libro non mi ha colpita.
Ne apprezzo la sua capacità di "girare le frasi": "Scrivo una frase, e la giro. Scrivo un’altra frase, e la giro. Poi le rileggo e le giro tutte e due. Vado a pranzo, torno, guardo le frasi, le cancello e ricomincio”, la capacità di far sentire un'emozione non spiegandola letteralmente, ma evocandola:"Non si caccia via una donna dopo trentacinque anni perché preferiresti vedere una faccia nuova sopra il tuo succo di frutta", questo è uno degli innumerevoli esempi, in modo speciale ha detto tutto e lo trovo molto bello nei confronti del lettore, ma nonostante ciò, nonostante dialoghi strepitosi, questo libro non mi ha lasciato nulla.

lunedì 31 marzo 2025

Per quanto noi ci crediamo assolti Siamo per sempre coinvolti

Come una pietra d'inciampo, questo libro per mesi, nei modi più disparati lo ritrovavo davanti.
Ne ero affascinata, più volte sono entrata in libreria l'ho sfogliato senza prenderlo e alla fine è arrivato a me.

Si tratta di una storia vera, narrata dall'autore in contatto con il protagonista. Probabilmente in molti la conoscono già, Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie i figli e i genitori perché per 18 anni ha finto di essere qualcuno che non era. Non era un medico affermato, non aveva conseguito la laurea, non aveva fatto i vari concorsi, non era un ricercatore dell'OMS. Ogni giorno indossava il completo, usciva per andare a lavoro e trascorreva la giornata a camminare nei boschi o a leggere il giornale nei bar.
Jean-Claude Romand vive in un contesto "dove hanno tutti lo stesso tenore di vita: abitano in comode ville, il marito va in ufficio in Mercedes e la moglie prende la Volvo per occuparsi della spesa e di svariate attività associative. I bambini frequentano la scuola Saint- Vincent, privata e costosa. All'interno di questa piccola comunità Jean-Claude e Florance erano figure note e stimate, sicché tutti quelli che li avevano conosciuti adesso si chiedevano; da dove venivano i soldi? Se non era chi sosteneva di essere, allora chi era quell'uomo?"

Questo libro mi ha profondamente disturbata.
Partendo da me e dallo scrittore!
Questo feticismo del dramma, delle menti umane criminali, che spinge Carrère ad essere ossessionato da questa storia chiedendo a Romand di poterla raccontare in una ricerca epistolare addirittura ossequiosa e "avendo senso di colpa per non essere a sua volta colpevole". È disturbata nei miei confronti, per aver pensato molto a questo libro, per aver scritto per anni ad un detenuto nel braccio della morte, per aver seguito sempre programmi su eventi simili, per aver cercato sempre serie sull'argomento.
Umanità?amore per i misteri della mente umana?amore nei confronti dei lettori e desiderio di raccontare eventi reali?
Sicuramente, ma non solo, diciamocelo, il male affascina!
Abbiamo timore di dirlo e allora facciamo come gli amici di Jean-claude Romand che oltre a disturbarmi mi hanno disgustata. Nei giorni postumi alla tragedia a riunirsi nei salotti, a chiedersi come fosse possibile, che mostro avessero avuto sempre accanto.
Luc, migliore amico "con la sua smania di mostrarsi altruista, la stessa che lo spingeva a caricare gli autostoppisti, a dare una mano agli amici durante i traslochi e a distribuire grandi pacche sulle spalle quando questi erano giù di corda.
Studiavano insieme medicina, eppure Jean-Claude si è fermato al secondo anno.
<<Però i risultati degli esami vengono affissi. Lei aveva degli amici. Nessuno ha notato che il suo nome non compariva?>>.
<<No. Le assicuro che non sono andato ad aggiungerlo di mio pugno. Fra l'altro gli elenchi erano dietro i vetri delle bacheche>>.
<<È  un mistero>>.
<<Anche per me>>.

Jean-Claude Romand impara da bambino a dire bugie "e quando rimani incastrato in questo ingranaggio, per non deludere, la prima bugia chiama la seconda, e poi avanti tutta la vita.""

Mi è capitato di leggere tante recensioni su questo libro e di base vi è uno sconcerto su come sia riuscito a creare un mondo di bugie con conseguenze nefaste.
E mi chiedo: ma davvero nessuno ha mai detto una bugia?nessuno si è mai reso conto del meccanismo che s'innesca velocemente e da cui è difficile uscirne?
Penso sia più frequente di quanto pensiamo il rischio che possano esserci situazioni simili, certo magari non con questo epilogo, ma di aspettative tradite nella realtà e reinventate con finzione.
Io bugie ne ho dette purtroppo e la ricordo quella sensazione d'angoscia che descrive molto bene Carrère. Non è certamente paragonabile e non tutte le bugie sono uguali, ma il meccanismo è il medesimo e non voglio fingere che sia assurdo comprenderlo.
Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno considerava questo uomo, un pó un fantasma di sé stesso, nessuna amicizia vera che avesse cura della persona. A me ha fatto sconcerto la non attenzione che nella nostra società è dilagante.
Secondo voi non sono coinvolti gli amici che studiavano assieme, che quando lui si è chiuso in un monolocale non uscendo più si limitavano a qualche domanda:"Hai visto Jean-Claude ultimamente?".No, nessuno l'aveva visto, né a lezione né in reparto, chissa cosa stava combinando.(...)era una figura di secondo piano."

Con la futura moglie che quando studiavano "hanno preso l'abitudine di studiare insieme, interrogandosi a vicenda", ma che avrà constatato(ma evidentemente no)che non si presentava agli esami."Fingere di fare Medicina gli richiedeva uno zelo e un'energia pari a quelli di cui avrebbe avuto bisogno nel farla davvero".

In questo momento storico in cui i social fanno da protagonista nelle reti di relazioni, se una persona sceglie di non averli e non ha una rete solida di affetti reali e fisici, la solitudine la si avverte, eccome! Non dovremmo stupircene.
Qualche sera fa ne parlavo con un'amica davanti ad una birra, lei mi diceva che immaginarsi senza social le dava un senso di alienazione, parola forte, sensazione di non esistere, frase fortissima. Io le raccontavo che nel momento in cui ho rinunciato a tutti i social, il giorno del mio compleanno non ho ricevuto auguri(se non dagli stretti)ed è stato durissimo come impatto.
C'è da riflettere su questo, non solo da inorridire sull'accaduto del libro, parlandone con orrore e tenendolo a distanza come se non ci riguardasse.

Dovremmo distaccarci dal pensiero binario: bianco/nero, buono/cattivo, onesto/bugiardo, penso che in ognuno di noi esistano sfumature, varie possibilità di  comportamento in varie situazioni, la differenza la fa la parte a cui decidiamo di dare spazio e che scegliamo di nutrire.

mercoledì 26 marzo 2025

Rem tene, verba sequentur

Se un giorno fossi entrata in libreria, lasciandomi ispirare dai libri, non lo avrei comprato.
In una serata di diluvio, mi sono ritrovata alla sua presentazione e la scelta è stata una SCELTA.
La magia è partita ancor prima che Wu ming 1 aprisse bocca, giocando con gli affetti con cui ero al tavolo per cercare di capire chi potesse essere, dare un volto a questo anonimo scrittore. Non era nessuno di coloro che ipotizzavamo, anzi ha scardinato completamente l'idea che ci potevamo esser fatti. Dopodiché, ha iniziato a parlare ed è stato estasiante. È brillante, ha un'ironia seria ed intelligente e parla molto bene in italiano,sceglie con cura le parole da usare, ad una velocità inimmaginabile.
La bellissima serata si è conclusa con la fila per farsi autografare il libro. Wu ming 1 non scrive il suo nome, con una dedica anonima, ma armato di pennellino inchiostro e timbri, realizza un'opera d'arte.

Le tematiche trattate sono varie: la Resistenza, Ventotene (che torna attuale), il Covid e I suoi strascichi. La maternità, la crisi climatica, I rapporti familiare, l'amicizia.

Mentre leggo questo libro, ho immaginato tutti i lettori come me, con il motore di ricerca sempre accanto per gli infiniti spunti. Nomi, avvenimenti, libri, musiche, con la piena consapevolezza che il reale si mischia alla fantasia e quindi non tutto vero ed esistente. In diverse occasioni mi sono detta:"di sicuro questo Wu Ming 1 lo ha inventato", poi con sorpresa ne constatavo l'esistenza (come per esempio la Repubblica di Bosgattia) o che effettivamente esiste un portale VegAdvisor.

Il libro ha come sfondo il Delta del Po, fiume un tempo possente che nell'estate 2022, per la crisi climatica è ridotto a un rigagnolo. "Da noi, nei nostri dialetti, si dice "Po" senza l'articolo, quasi fosse una persona: "se si alza Po".
La storia si muove fra piani e sottopiani temporali  il 2022 e il 1969. Nel 1969 si rimembra la resistenza, ma aggiungerei anche un piano futuro figlio di scelte scellerate presenti. 

Ilario Nevi, partigiano, attivista per l'ambiente e artista muore nel 2022.
Alla sua morte, la nipote Antonia Nevi eredita soldi, una casa e tanti segreti che riguardano l'amato defunto. Antonia, è una geografa "quando mi chiedevano di che mi occupassi e io rispondevo che ero una geografa, spesso seguiva un'altra domanda: "In che senso?", o "cioè?", oppure "sarebbe a dire?"".

Da brava geografa ed amante della ricerca, inizia un'indagine nell'intricato groviglio di segreti ed esistenze, accompagnata dal marito Sonic, con un rapporto in crisi dovuto ad un dolore che li accomuna, ma vissuto in solitudine. I molti personaggi, spesso femminili, si muovono e fluiscono al ritmo del grande fiume, il vero protagonista.

Mentre ci si perde in queste pagine. La siccità e l'afa che abita le nostre estati, la senti addosso: "Ogni giorno la percezione della crisi climatica era ricondotta a discorsi sul tempo, inteso come weather, tempo-che-fa in un certo territorio. Verità parziali come quelle dei meteorologi, una volta immesse nei media, diventavano fattoidi, riempitivi semiotici, infine spazzatura verbale: l'anticiclone delle Azzorre, l'anticiclone africano, El Niño, La Niña...Tutto era addomesticato,  legato a contingenze, spiegato solo con fenomeni prolungati ma passeggeri."

Una descrizione dei luoghi del delta ferrarese attenta, luoghi natali di Wu Ming 1, che analizza con amore e profondità, perché non è detto che conosciamo la natura dei luoghi che abitiamo. La crisi climatica ci spingerà tutti a dover studiare i nostri territori, a capire cosa ci scorre accanto o sotto e che è stato cementificato. Mi è tornata alla mente una frase di Brecht: "Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono."
Me la ripetevo costantemente durante l'alluvione a Genova, città che vivevo in quel momento:
"Il territorio ad est di Ferrara è in gran parte sotto il livello del mare, perciò sempre a rischio di tornare sommerso.(...)oggi lo scioglimento dei poli gonfia i mari del mondo, compreso l'Adriatico, che giorno dopo giorno si mangia la costa e risale i fiumi. Si stima che da qui al 2100 possa alzarsi fino a centoquaranta cm, con conseguente ingressione nell'entroterra, anche di decine di km."

Mi sono permessa di fare questa recensione se "Si parva licet".

Parole nuove imparate: allura, golena, ridanciana, iconemi, eponimo, pareidolia, desco, galaverna, eoni, cogitabondo, aviolanci,neopicaresco, eerie,  obtorto collo,promenade, confianza, prosodico, anacoreta, eulogia,cascami, liminali, berserker, inane, scarezzo,norreno e con stupore spregio(perché nella mia vita erroneamente ho sempre detto sfregio).
Me le sono segnate, perché come diceva Don Milani: "ogni parola che non impari oggi è un calcio nel culo domani".