Quando ho compiuto 40 anni questo libro(1284 pagine) mi è sembrato impossibile da leggere. Un età in cui(per me)è cambiato il valore del tempo. Il domani diventa sempre più una conquista e un dono e l'esigenza di leggere piu libri possibile prima di non poterlo più fare è famelica. Allo stesso tempo è una lettura che non si puo più procrastinare.Scegliere d'iniziarlo ha richiesto in me tanto coraggio e non ascolto delle mie paure.
Infinito. Infinito nella mole di pagine, infinito nelle note, infinito nelle descrizioni, infinito (spesso)nella noia, infinito nella profondità, nella bellezza, infinito nell'amarezza. Infinito nel dettaglio di tutte le droghe, nelle dipendenze di vario genere, nella crudeltà della vita. Infinito e quindi coerentemente senza una fine.
"Ci sono letture difficili, vanno benissimo anche le letture divertenti, ma dopo un percorso di montagna risultato solo piacevole anche ciò che si vede è limitato. Se devi salire su una montagna, scegline una alta! Dalla cima vedrai un panorama incomparabile".
Infinite Jest è proprio questo, un panorama incomparabile.
Iniziare questo lunghissimo viaggio il 1 Gennaio acquista tutto il sapore di uno dei propositi del 2026, finirlo dopo 9 mesi da un senso di gestazione.
Più volte aperto e altrettante volte chiuso, questo libro richiede al lettore molto in termini di attenzione, di peso, di stanchezza, di attraversamento del proprio dolore, di solitudine, ma quando uno scrittore non serve sul piatto d'argento una storia, ma dá fiducia a chi sta dall'altra parte, lo ritiene capace di scalare la montagna a me fa sentire grata.
Questo determina una selezione naturale. Un lettore mainstream non incontrerà mai sul proprio percorso David Foster Wallace, men che meno Infinite Jest, ci si approcceranno a questo libro enorme(anche con difficoltà o che non lo apprezzeranno per nulla e lo odieranno)solo coloro che alla lettura danno un valore serio e la trattano come qualcosa che può determinare, non come un futile intrattenimento.
Inutile dire la trama più volte raccontata, indubbiamente riguarda le dipendenze e di sicuro la dipendenza nei confronti dell'intrattenimento.
Abbiamo la necessità di riempire tutti gli spazi quotidiani, insegniamo ai nostri figli a non vivere mai la noia, ma ad essere sempre intrattenuti da qualcosa o qualcuno.
Quando ero ragazzina non esistevano ancora cellulari(o meglio lo avevano in pochissimi che erano delle vere e proprie cabine telefoniche)non esistevano social, ma ricordo un fenomeno che ci fu: il Tamagotchi. Se ci penso adesso, ci vedo un preludio dell'abisso e lo trovo del tutto inquietante. La costruzione malsana del prendersi cura di qualcosa di virtuale, al quale è legata anche la morte virtuale con la responsabilità del non esser riusciti ad accudire. Terribile!
Questo romanzo è profetico, parlare precisamente trent'anni fa di dipendenza da sport, da intrattenimento, lo stress da videochiamata che richiede un'attenzione e un presentarsi all'interlocutore, diversa dalla chiamata vocale. Un preannunciare la nascita di filtri che rendano più belle le nostre foto, con difficoltà sempre più accentuata nel vivere la vita reale dove le imperfezioni non si possono appianare. L'incomunicabilita, l'esigenza di esser visti e amati dagli altri, con la consapevolezza di non essere capiti.... sullo sfondo di una società consumista e iperconnessa(in un periodo in cui non lo era ancora cosi) è geniale!
Un mondo in cui la pubblicità è diventata così importante da dare il nome agli anni (es. Anno dei pannoloni per adulti Depend,l'anno della lavastoviglie silenziosa maytag,ecc..)
Leggendo le prime 200 pagine compaiono personaggi che sembrano non collegati fra loro, poi piano piano tutto prende un senso e si uniscono i puntini.
Sono grata a me stessa per la pazienza(tra varie imprecazioni)di leggere ogni singola nota. Molte inutili, molte noiose, ma alcune perle folgoranti ((...)Il 99,9% di quello che succede nella vita di qualcuno, non è controllabile, e il restante 0,1% sotto l'effettivo controllo personale consiste perlopiù nell'opzione se accettare o negare l'inevitabile impotenza sull'altro 99,9%).
Molte pagine che vorresti saltare, molte pagine interessanti e molte pagine che ti toccano dentro e commuovono: (...)"Che la validità logica di un ragionamento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che a volte gli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che ci vuole un grande coraggio per mostrarsi deboli. Che nessun singolo momento individuale è in sé per sé insopportabile. Che il possesso di molto denaro non immunizza la gente dalla sofferenza e dalla paura. Che "accettazione" è in genere una questione di fatica, più che altro. Che fare sesso con qualcuno per cui non provate nulla lascia una sensazione di solitudine maggiore che non farlo affatto, dopo. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri."
Purtroppo DFW nel 2008 si è suicidato. Io in queste pagine l'ho sentito tutto l'enorme buco nero, l'abisso, "La cosa"come la definisce attraverso un suo personaggio."La cosa" quell'avvelenamento che pervade l'io ai livelli piu elementari, quella nausea delle cellule e dell'anima. "La cosa" gonfia l'io depresso e lo fa coagulare e lo avvolge nelle sue pieghe nere e lo assorbe in Se Stessa, tanto che si costituisce un'unita quasi mistica. DFW riesce in alcune pagine a farti sentire sulla carne cosa prova un depresso (cosa ha provato lui), utilizzando delle metafore così umane e veritiere che riesci a sentire l'angoscia e a provarla. " Le persone in cui l'invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo tutti se ci trovassimo davanti alla stessa finestra per dare un'occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l'altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano su e urlano <<No!>> e <<Aspetta!>> riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta".
Le sue descrizioni molto commoventi sulle relazioni:"un padre che quasi non esiste come genitore, la faccia di suo padre la quinta parete di ogni stanza".
In un articolo letto da poco, ho apprezzato questo incipit:" C'è un problema con Infinite Jest. Non si legge. Si attraversa. Come una città senza segnaletica, dove le strade cambiano nome a metà e le mappe sono state strappate".
Io aggiungerei che oltre ad attraversarlo, si è attraversati, CONCEDETEVELO, fa male molto male. Quel tipo di dolore che in alcuni momenti della vita senti in ogni secondo che passa. "Vivere un secondo alla volta. Suddividere il tempo in tante microunitá. Lo spazio tra due battiti di cuore. Un respiro e un secondo- anzi meno:lo spazio tra due battiti di cuore. L'ora è un dono non a caso lo chiamano il presente."
Perdetevi, buona lettura e crisi, tanto siete senza segnaletica, cartine, mappe e tantomeno navigatore!
Buon Viaggio!
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