Quando inizio un libro, solitamente vado a cercare recensioni scritte da lettori. Scorrendo quelle di questo libro, mi sono imbattuta in quella di un ragazzo che parafrasando il titolo,mi ha fatto sorridere e anche intenerito: "I miei 21 anni di dispiacere senza sesso".
Questo libro lo abbiamo scelto nel Book Club femminista e intersezionale di cui faccio parte, probabilmente non ci sarei mai arrivata sola.
Interessante,offre molti spunti di riflessione, ma non so se lo consiglierei.
Dopo la fine di una relazione durata due anni, Melissa decide di astenersi dal sesso per 3 mesi che diventeranno 1 anno. Sembra un tempo irrisorio, ma per lei che per colmare i vuoti è sempre passata da una relazione all'altra è un tempo lungo e necessario. "Quando mi scoprivo infelice in amore cambiavo semplicemente partner. È più facile cambiare hardware che un intero sistema operativo. Cambiare il proprio sistema operativo è un lavoro tedioso e doloroso".
Ed è prendendo questo tempo per sé, donandosi questo rifiuto, scavando nei propri dolori che riesce a capire anche il motivo per cui si è amata poco in tutta la vita.
"Io mi aggrappo alle abitudini. Evito le verità scomode. Metto in discussione l'intuito. Lascio che la pressione si accumuli finché il disagio di restare come prima non diventa più incisivo del disagio che provo rispetto al cambiamento."
Questo libro mi ha fatto scoprire il termine "limerenza":" stato di infatuazione romantica ossessiva, soprattutto quando il soggetto non ha ancora posseduto l'oggetto di tale ossessione, o addirittura non ha avuto conferma che i propri sentimenti sono ricambiati".
Molte riflessioni sulla maternità, anzi sulla decisione di non essere madre e di come la società ci racconta solamente di ciò che una donna si perde nel non esserlo, ma mai il contrario.
Melissa in questo percorso ha cercato di far diventare l'autonomia un'abitudine soprattutto quando si sceglie di condividere la vita,o parte di essa, con un'altra persona. " cedendo in ogni momento alla libertà assoluta della necessità individuale".
A furia di leggere
martedì 28 luglio 2026
sabato 4 aprile 2026
Tribunale di Norimberga, la stanza dove sono stati processati i gerarchi nazisti.
R.G. Collingwood: "L'unico modo per avere un indizio su ciò che l'uomo può fare è quello che ha già fatto".
lunedì 30 marzo 2026
Come diceva il grande Pasolini, il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".
A me Desiati non piace!
È l'ennesima occasione che gli do per farmi cambiare idea ed è l'ennesima volta che invece lo confermo.
Pensavo di non scrivere nulla, ma non sarebbe veritiero parlare solo dei libri che ci piacciono o che consiglieremmo per unicità.
Nella vita ci si imbatte in pagine memorabili e pagine che saranno scordate il giorno dopo.
La Murgia, scrittrice da me molto apprezzata, faceva una rubrica chiamata la stroncatura, dove parlava di tutti quei libri insulsi scritti nel tempo. Quella che mi appresto a fare è una stroncatura.
Parto con la rincorsa perenne di utilizzo di paroloni, che non danno quella sensazione benefica di aver scoperto un nuovo termine, ma sottolineano la natura di questa penna: " E tirandosi i capelli indietro per irreggimentarli in un elastico bianco".
Il libro spesso disseminato di frasi che vogliono essere profonde ed illuminanti, ma sono superficiali.
Un esercizio di stile per nulla elegante, ma vacuo e ruffiano.
Veniamo al dunque, il libro di cosa parla? Non parla di nulla, non racconta nulla, una lista di avvenimenti fra questi due ragazzi che non sono amici, non sono amanti, sono evanescenti.
Snob, i classici figli di papà che possono anche permettersi di studiare alla Bocconi che ricevono come regalo la carta di credito e un milione all'interno. Alla continua ricerca di loro stessi, continuamente insoddisfatti e come trasgressione e anticonformismo il massimo che possono fare sono piercing, capelli colorati e strizzare l'occhio ai genderfluid.
Io ne ho fin sopra i capelli nella realtà di questa gente che fa anche la morale agli altri, ben protetta dal proprio orticello, figuriamoci se devo apprezzarla nei libri che per me sono la vita.
La loro relazione, di bene profondo e che li accompagna in tutta la vita viene costantemente raccontato al lettore, ma dai discorsi che fanno, dalle frasi che si pronunciano quotidianamente, non emerge.
I sentimenti non li devi raccontare, li devi fare percepire, il lettore deve avere l'impressione di un legame che non si sente, ma gli buca la carne.
Sono noiosi, senza stimoli né per se stessi né per gli altri, con dialoghi fatti di inconsistenza, il nulla che avanza un capitalismo che ingoia la cultura.
L'amare i libri, la letteratura e il volerne parlare con tutti continuamente io lo capisco. È la mia passione più grande. Una notte ho sognato che morivo e la cosa che destava in me preoccupazione non era la morte in sé, ma se vi erano dei libri dove sarei andata. Mi viene naturale, dalle viscere e mi rende felice. Sono la classica persona che se è seduta su un water e non ha disposizione un libro nei paraggi, legge il retro dei prodotti. Non perché m'interessino, ma perché è fisiologico. Quindi lo capisco, anche io sono alla ricerca costante di letture nuove o mi scrivo le frasi che più mi hanno colpita. Questo però non fa di me una scrittrice, anzi.
Poi arriva il pezzo forte del "Note dalla scrittoio o stanza degli spiriti".
Il fare conoscere degli scrittori e il nominarli, scrittori della nostra terra, lo ritenevo un punto di forza, prima di arrivare a queste note.
La modalità la trovo saccente. Il lettore si può andare a cercare o meno degli approfondimenti, bisogna stuzzicare la curiosità, senza ergersi a unico detentore di conoscenza.
È fastidioso e non ha riguardo di chi ti sta regalando del tempo.
Come punti di forza sicuramente segnalerei il titolo "Spatriati". "Spatriato è il participio passato del verbo spatriare, che sta per andar via o, come dice la Treccani, cacciare dalla patria. In alcuni dialetti meridionali, tra cui il martinese, ha altre sfumature, come incerto, disorientato, ramingo, stordito, senza arte né parte, in alcuni casi persino orfano."
Avendo vissuto per anni fuori dalla Puglia, capisco quel senso di solitudine e dolore ogni volta che si parte: "La Puglia, Martina, i nostri cieli hanno queste maledette unghie affilate che ti artigiano, non si può andar via senza graffi."
Non a Martina Franca come descrive il mio concittadino, ma ad un concetto più ampio, il Sud. A me mancava proprio un immaginario, un' atmosfera. Pur non amando l'inglese, quando andavo all'aereoporto per partire, departures mi sembrava che descrivesse perfettamente il mio stato d'animo di dipartita, di morte.
Anche la parentesi berlinese dei due protagonisti, mi ha fatto rivivere questa città che per me è stata importante, una palestra di vita.
Tuttavia, nonostante anche sentirla nominare Berlino mi dà sempre forti emozioni, neanche questo ha fatto il libro.
Non mi stupisce che abbia vinto il Premio Strega. Sento sempre più vicino il pensiero di Pasolini su questo premio che senza volermi dilungare diceva che "il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".
Il capitalismo della cultura, da quando la cultura è diventata un'industria non può che rilanciare libri qualitativamente mediocri.
mercoledì 25 febbraio 2026
I colori sono smorti
Sono approdata per caso a questo libro, mai ci sarei arrivata.
Ho partecipato ad un evento in una libreria nella citta in cui vivo.
I librai, con poche informazioni sui gusti letterari degli interessati, sceglievano un libro per ogni iscritto all'evento.
Su un tavolino, con il mio nome e una piccola recensione ho trovato "Mimica" di Sebastian Fitzek.
Questo thriller psicologico vede Hannah Herbst un'esperta di lettura di mimica facciale, impegnata nella risoluzione dell'ennesimo caso. La differenza da tutti gli altri? In questo caso l'assassina in questione pare sia lei...
Quando vedo una serie o un film tedesco, il mio approccio non è mai dei migliori. C'è sempre una luce giallina, i colori sono smorti, i dialoghi con poca espressività e anche se la storia può essere bella, non riesce mai a convincermi del tutto. Con questo libro è accaduto ciò, capitoli piccoli, scorrevole, storia che ti prende, scritto bene. Ci sono molti errori, per esempio se una persona è legata con delle fascette ai polsi è difficile che possa sciacquare un bicchiere o addirittura guidare. Io per esempio non riesco nemmeno a fumare mentre guido, figuriamoci..ma tutto sommato nel complesso è una storia che si fa leggere.
Eppure, c'è del giallino intorno...
Ho partecipato ad un evento in una libreria nella citta in cui vivo.
I librai, con poche informazioni sui gusti letterari degli interessati, sceglievano un libro per ogni iscritto all'evento.
Su un tavolino, con il mio nome e una piccola recensione ho trovato "Mimica" di Sebastian Fitzek.
Questo thriller psicologico vede Hannah Herbst un'esperta di lettura di mimica facciale, impegnata nella risoluzione dell'ennesimo caso. La differenza da tutti gli altri? In questo caso l'assassina in questione pare sia lei...
Quando vedo una serie o un film tedesco, il mio approccio non è mai dei migliori. C'è sempre una luce giallina, i colori sono smorti, i dialoghi con poca espressività e anche se la storia può essere bella, non riesce mai a convincermi del tutto. Con questo libro è accaduto ciò, capitoli piccoli, scorrevole, storia che ti prende, scritto bene. Ci sono molti errori, per esempio se una persona è legata con delle fascette ai polsi è difficile che possa sciacquare un bicchiere o addirittura guidare. Io per esempio non riesco nemmeno a fumare mentre guido, figuriamoci..ma tutto sommato nel complesso è una storia che si fa leggere.
Eppure, c'è del giallino intorno...
martedì 30 dicembre 2025
Destinazione Errata
La scrittura di Starnone a me piace molto, ma questo libro non sono riuscita ad apprezzarlo.
È molto bravo nel descrivere le parti d'ombra dell'animo umano, le miserie e le fragilità. Il protagonista è un trentottenne che fa lo sceneggiatore e che vive con una bellissima moglie e tre figli. In una giornata con i figli, lottando con le continue esigenze di ognuno, sbaglia ad inviare un messaggio, innescando l'inizio di una storia passionale con la collega.
Non so se è per l'età che ho e la conseguente maturità che ne è derivata, ma io sono stanca di questi personaggi passivi, con "una sorta di istinto a cacciar via come un disturbo tutto ciò che può ferire, addolorare, umiliare, confondere, atterrire. La realtà da sempre aggiustata, buttando in un angolo segreto tutto ciò che può rovinare il racconto".
Una volta lessi un detto che è rimasto nella mia mente ed è tornato con questo libro:"solo I pesci morti seguono la corrente". Il protagonista che si trova a dover vivere delle cose, solo perché con passività segue il flusso in balia degli eventi, senza in realtà un desiderio, un impulso e una scelta reale, solo perché la frustrazione e il senso d'inferioritá nei confronti della compagna di vita, l'insicurezza e i sensi di colpa per un avvenimento passato, lo spingono a sfiorare la vita e non a viverla.
Non mi è piaciuto, non ho provato affezione per nessun personaggio, l'ho letto spesso controvoglia ed ho ringraziato il fatto che le pagine fossero poche.
È molto bravo nel descrivere le parti d'ombra dell'animo umano, le miserie e le fragilità. Il protagonista è un trentottenne che fa lo sceneggiatore e che vive con una bellissima moglie e tre figli. In una giornata con i figli, lottando con le continue esigenze di ognuno, sbaglia ad inviare un messaggio, innescando l'inizio di una storia passionale con la collega.
Non so se è per l'età che ho e la conseguente maturità che ne è derivata, ma io sono stanca di questi personaggi passivi, con "una sorta di istinto a cacciar via come un disturbo tutto ciò che può ferire, addolorare, umiliare, confondere, atterrire. La realtà da sempre aggiustata, buttando in un angolo segreto tutto ciò che può rovinare il racconto".
Una volta lessi un detto che è rimasto nella mia mente ed è tornato con questo libro:"solo I pesci morti seguono la corrente". Il protagonista che si trova a dover vivere delle cose, solo perché con passività segue il flusso in balia degli eventi, senza in realtà un desiderio, un impulso e una scelta reale, solo perché la frustrazione e il senso d'inferioritá nei confronti della compagna di vita, l'insicurezza e i sensi di colpa per un avvenimento passato, lo spingono a sfiorare la vita e non a viverla.
Non mi è piaciuto, non ho provato affezione per nessun personaggio, l'ho letto spesso controvoglia ed ho ringraziato il fatto che le pagine fossero poche.
mercoledì 10 dicembre 2025
La differenza tra noi e loro è un tiro di dadi riuscito bene.
Questo libro corale mi ha mosso molte emozioni.
Innanzitutto perché anche io lavoro in un reparto di psichiatria d'urgenza ed anche perché ho studiato a Genova, lì dove si ambientano queste storie. Come stile mi ha ricordato molto "Antologia di Spoon River", o potrebbe benissimo essere una di quelle ballate di De André con questi frammenti di vite segnate (in questo caso)dal dolore della patologia mentale.
Cambiano solo i nomi, ma ho rivisto molti miei pazienti ed immediatamente hanno preso il loro volto e la commozione è stata irrefrenabile, un fiume in piena.
La ricordo anche io la sensazione provata la prima volta che ho varcato la soglia di due porte blindate che si aprono solo con un telecomando in nostro possesso. Il rumore metallico dell'apertura e lo sbattere massiccio della chiusura. Al contrario del Dott. Milone però non è il potere di possedere quella chiave che mi destabilizza e che rende il reparto chiuso totalmente, la chiave che mi fa entrare in crisi quotidianamente(e credo che non mi ci abituerò mai fino alla fine dei miei giorni lavorativi)è quella della contenzione...per l'appunto, l'arte di legare le persone.
I protagonosti di questo libro sono i pazienti del dottore che fluiscono, ognuno con la propria storia. Un'altra protagonista importante è Genova e i suoi abitanti. La superba, con i suoi vicoli piccoli "con quei grattacieli del Medioevo alti otto piani. Si sale per scale strette, dove si passa a malapena con le spalle e bisogna chinare la testa. I gradini girano come budelli nella pancia del palazzo, senza pianerottoli".Il suo mare:"perché mi piace il mare?Lontano dal mare ci sono scocciatori intorno a te per trecentosessanta gradi. Davanti al mare solo per centottanta. Il resto è acqua." I genovesi con il loro mugugno. "Il mugugno ha i suoi canoni, è musica popolare. È un blues laico, che parla della fatica dell'uomo, ma non cerca nessuna salvezza".
Premessa doverosa prima di ciò che scriverò: io amo il mio lavoro, ogni singolo paziente incontrato fa parte di una specie di famiglia d'anima. Sono sempre felice di andare da loro e non c'è nessun altro luogo dove vorrei essere (ovviamente lavorativo).
La bellezza di questo libro è esser riuscito a portare un mondo trincerato al di fuori.
È vero, profondo e duro, ma in un reparto di psichiatria non c'è molto spazio per la poesia o meglio ha pochi scorci. In urgenza si curano le acuzie ciò significa urla, sputi, calci, pugni e capelli che ti vengono tirati. Ciò significa esser chiamata nei peggior modi e dopo qualche giorno essere ringraziati per le cure prestate. Passi dall'affezionarti ad un paziente a dedicargli ascolto e il giorno dopo stare male perché vieni accolta con indicibili offese, con gli occhi spiritati e la rabbia che attraversa il corpo. Significa danzare quotidianamente con l'imprevedibilitá degli eventi, significa cercare di bloccare in 4 o 5 colleghi degli energumeni spesso il doppio della nostra corporatura e spesso farsi male.
Significa trovare le storie di chi ha tentato d'impiccarsi, gole e polsi tagliati, chi ha tentato di spiccare il volo, chi ha corso nudo nel centro della città, chi ha bevuto l'acido devastando l'esofago e rinunciando per sempre ad uno dei piaceri più grandi della vita. Significa durante la notte vedere sfilate continue di insonni su e giù per i corridoi su strade che non portano da nessuna parte. Significa vedere persone che si danno capocciate, chi si è cavato da solo gli occhi, chi urla continuamente, chi si sente Hitler e abbozza anche un ridicolo baffetto. Chi mangia le proprie feci e beve le proprie urine, chi è in gravidanza isterica avuta con persone immaginarie e che trascorre una notte intera ad urlare perché è in travaglio. Chi sente le voci, chi vede le persone immaginarie, chi viveva in casa con la mamma deceduta da giorni. Pazienti che si picchiano tra loro e devi separarli e le prendi. Pazienti con deliri mistici che si sentono Gesù e gli altri li seguono. Pazienti che pensano di avere super poteri come teletrasporto o telecinesi. Braccia tagliuzzate con le lame, con cicatrici di anni che disegnano un quadro di dolore.
Schizofrenici, bipolari, depressi, borderline, con disturbi dell'alimentazione, tossici, alcolisti, autolesionisti,mitomani, potomani che arrivano a bere piu di 10litri di acqua al giorno,catatonici, crisi di conversione, crisi pantoclastiche, disturbi ossessivi compulsivi, personalità multiple, omicidi con deliri psicotici. Anime in pena, un inferno di dolore e solitudine, stigma, rassegnazione nel non essere capiti e accettati dalla società.
I film, la chaise long, le stanze calde e confortanti con la luce soffusa e le librerie di legno stracolme di libri, le bellissime conversazioni che s'instaurano e la fiducia. I pazienti calmi e tranquilli che fanno discorsi molto articolati e profondi, la compliance terapeutica, Freud e Jung e l'interpretazione dei sogni sono cose molto affascinanti, bellissime e che avvicinano- sull'uscio -con la giusta distanza- la popolazione al tema, ma che NON riguardano lontanamente il reparto di psichiatria.
Io direi piuttosto come avrebbe detto De André "Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo".
Innanzitutto perché anche io lavoro in un reparto di psichiatria d'urgenza ed anche perché ho studiato a Genova, lì dove si ambientano queste storie. Come stile mi ha ricordato molto "Antologia di Spoon River", o potrebbe benissimo essere una di quelle ballate di De André con questi frammenti di vite segnate (in questo caso)dal dolore della patologia mentale.
Cambiano solo i nomi, ma ho rivisto molti miei pazienti ed immediatamente hanno preso il loro volto e la commozione è stata irrefrenabile, un fiume in piena.
La ricordo anche io la sensazione provata la prima volta che ho varcato la soglia di due porte blindate che si aprono solo con un telecomando in nostro possesso. Il rumore metallico dell'apertura e lo sbattere massiccio della chiusura. Al contrario del Dott. Milone però non è il potere di possedere quella chiave che mi destabilizza e che rende il reparto chiuso totalmente, la chiave che mi fa entrare in crisi quotidianamente(e credo che non mi ci abituerò mai fino alla fine dei miei giorni lavorativi)è quella della contenzione...per l'appunto, l'arte di legare le persone.
I protagonosti di questo libro sono i pazienti del dottore che fluiscono, ognuno con la propria storia. Un'altra protagonista importante è Genova e i suoi abitanti. La superba, con i suoi vicoli piccoli "con quei grattacieli del Medioevo alti otto piani. Si sale per scale strette, dove si passa a malapena con le spalle e bisogna chinare la testa. I gradini girano come budelli nella pancia del palazzo, senza pianerottoli".Il suo mare:"perché mi piace il mare?Lontano dal mare ci sono scocciatori intorno a te per trecentosessanta gradi. Davanti al mare solo per centottanta. Il resto è acqua." I genovesi con il loro mugugno. "Il mugugno ha i suoi canoni, è musica popolare. È un blues laico, che parla della fatica dell'uomo, ma non cerca nessuna salvezza".
Premessa doverosa prima di ciò che scriverò: io amo il mio lavoro, ogni singolo paziente incontrato fa parte di una specie di famiglia d'anima. Sono sempre felice di andare da loro e non c'è nessun altro luogo dove vorrei essere (ovviamente lavorativo).
La bellezza di questo libro è esser riuscito a portare un mondo trincerato al di fuori.
È vero, profondo e duro, ma in un reparto di psichiatria non c'è molto spazio per la poesia o meglio ha pochi scorci. In urgenza si curano le acuzie ciò significa urla, sputi, calci, pugni e capelli che ti vengono tirati. Ciò significa esser chiamata nei peggior modi e dopo qualche giorno essere ringraziati per le cure prestate. Passi dall'affezionarti ad un paziente a dedicargli ascolto e il giorno dopo stare male perché vieni accolta con indicibili offese, con gli occhi spiritati e la rabbia che attraversa il corpo. Significa danzare quotidianamente con l'imprevedibilitá degli eventi, significa cercare di bloccare in 4 o 5 colleghi degli energumeni spesso il doppio della nostra corporatura e spesso farsi male.
Significa trovare le storie di chi ha tentato d'impiccarsi, gole e polsi tagliati, chi ha tentato di spiccare il volo, chi ha corso nudo nel centro della città, chi ha bevuto l'acido devastando l'esofago e rinunciando per sempre ad uno dei piaceri più grandi della vita. Significa durante la notte vedere sfilate continue di insonni su e giù per i corridoi su strade che non portano da nessuna parte. Significa vedere persone che si danno capocciate, chi si è cavato da solo gli occhi, chi urla continuamente, chi si sente Hitler e abbozza anche un ridicolo baffetto. Chi mangia le proprie feci e beve le proprie urine, chi è in gravidanza isterica avuta con persone immaginarie e che trascorre una notte intera ad urlare perché è in travaglio. Chi sente le voci, chi vede le persone immaginarie, chi viveva in casa con la mamma deceduta da giorni. Pazienti che si picchiano tra loro e devi separarli e le prendi. Pazienti con deliri mistici che si sentono Gesù e gli altri li seguono. Pazienti che pensano di avere super poteri come teletrasporto o telecinesi. Braccia tagliuzzate con le lame, con cicatrici di anni che disegnano un quadro di dolore.
Schizofrenici, bipolari, depressi, borderline, con disturbi dell'alimentazione, tossici, alcolisti, autolesionisti,mitomani, potomani che arrivano a bere piu di 10litri di acqua al giorno,catatonici, crisi di conversione, crisi pantoclastiche, disturbi ossessivi compulsivi, personalità multiple, omicidi con deliri psicotici. Anime in pena, un inferno di dolore e solitudine, stigma, rassegnazione nel non essere capiti e accettati dalla società.
I film, la chaise long, le stanze calde e confortanti con la luce soffusa e le librerie di legno stracolme di libri, le bellissime conversazioni che s'instaurano e la fiducia. I pazienti calmi e tranquilli che fanno discorsi molto articolati e profondi, la compliance terapeutica, Freud e Jung e l'interpretazione dei sogni sono cose molto affascinanti, bellissime e che avvicinano- sull'uscio -con la giusta distanza- la popolazione al tema, ma che NON riguardano lontanamente il reparto di psichiatria.
Io direi piuttosto come avrebbe detto De André "Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo".
martedì 2 dicembre 2025
L' educazione delle farfalle
Mi ha fatto molta compagnia soprattutto durante i miei turni notturni, anche se lavorando in psichiatria questo carico di tensione non è stata una scelta saggia.
Carrisi per me è sempre una garanzia, alcuni mi piacciono molto, altri meno, ma in linea di massima riesce sempre a tenermi incollata sulle pagine.
Lui rappresenta anche un misurare la mia imparzialità, perché ascoltandolo nelle interviste ed essendo concittadina, non m'ispira simpatia, anzi, ritengo che spesso le parole scelte facciano emergere la borghesia di provenienza. Questo però non intacca il mio giudizio letterario.
Questo libro è principalmente un libro sulla maternità e per questo doloroso.
Serena è una donna d'affari che vive a Milano e che definiscono "lo squalo biondo". I suoi obiettivi riguardano la carriera e l'ascesa al potere, si muove tra rapporti occasionali e amicie fatte di aperitivi e superficialità. Poi qualcosa nei piani cambia e lei aspetta un piccolo esserino che decide da solo e pretende di venire al mondo.
Un giorno nella vita di Serena cambia ogni cosa e precipita in un dolore e incubo che nessun essere umano dovrebbe provare.
Se avete bisogno di una storia che vi incolli alle pagine, come sempre ci è riuscito.
Carrisi per me è sempre una garanzia, alcuni mi piacciono molto, altri meno, ma in linea di massima riesce sempre a tenermi incollata sulle pagine.
Lui rappresenta anche un misurare la mia imparzialità, perché ascoltandolo nelle interviste ed essendo concittadina, non m'ispira simpatia, anzi, ritengo che spesso le parole scelte facciano emergere la borghesia di provenienza. Questo però non intacca il mio giudizio letterario.
Questo libro è principalmente un libro sulla maternità e per questo doloroso.
Serena è una donna d'affari che vive a Milano e che definiscono "lo squalo biondo". I suoi obiettivi riguardano la carriera e l'ascesa al potere, si muove tra rapporti occasionali e amicie fatte di aperitivi e superficialità. Poi qualcosa nei piani cambia e lei aspetta un piccolo esserino che decide da solo e pretende di venire al mondo.
Un giorno nella vita di Serena cambia ogni cosa e precipita in un dolore e incubo che nessun essere umano dovrebbe provare.
Se avete bisogno di una storia che vi incolli alle pagine, come sempre ci è riuscito.
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