martedì 22 settembre 2026

Muri che compaiono e muri che crollano

Nella seconda di copertina Sheila Heti scrive:" Ti fa stare male, perché se lei non fosse una donna lo leggerebbero tutti, come fanno con Robinson Crusoe".

Questo libro, come se fosse un diario è scritto da una donna(senza nome) che raggiunge uno chalet di montagna per trascorrere un fine settimana con la cugina Luise e suo marito Hugo.
Accade però un evento inspiegabile, appare una parete trasparente e infrangibile che isola la donna dal resto del mondo.
Da quell'evento le sue giornate trascorreranno con un cane Lince, una mucca Bella e dei gatti, all'inseguimento della sopravvivenza.
L'angoscia e i momenti di estrema solitudine la spingeranno a ripensare al suo passato e la vita condotta: "pensai alle mie figlie come a delle ragazzine che trotterellavano attraverso il parco divertimenti, la mano nella mano. Le due adolescenti piuttosto sgradevoli, litigiose e senza cuore, che avevo lasciato in città,  erano diventate all'improvviso del tutto irreali. Non sono loro che ho pianto,  ma unicamente le bambine di tanti anni prima. Forse sembra molto crudele, ma non saprei davvero a chi mentire ancora, oggi. Posso permettermi di scrivere la verità".
Il corpo che con il duro lavoro inizia a sentirlo, muscoli che neppure pensava di possedere, "lo conoscevo già dal tempo della guerra, eppure avevo scordato quanto fosse terribile dipendere da un corpo insoddisfatto".

È emozionante procedere al ritmo lento della natura " ormai mi regolo col sole, oppure, quando è nuvolo, col volo delle cornacchie. Vorrei sapere che fine ha fatto il tempo esatto degli orologi,  ora che nn esistono più esseri umani. Vivendo nella schiavitù è bene attenersi alle prescrizioni e non indisporre il padrone. Il tempo, quel tempo artificiale degli uomini, sminuzzato dal ticchettio degli orologi, non l' ho servito volentieri e questo mi ha spesso messo in difficoltà."

E con l'incalzare lento delle stagioni, con il raccolto che cambia, il clima, con i lavori che la protagonista impara a fare per adattarsi, siamo accompagnati nel cambiamento intimo di questa donna: "la parete mi ha costretta a iniziare una vita nuova, ma le cose che mi toccano veramente sono rimaste identiche a prima:la nascita, la morte,le stagioni,  la crescita e il declino."

Ho avuto difficoltà con questo libro, spesso ho sperato finisse velocemente. Questo fiume in piena di parole, senza una pausa, senza divisione in capitoli non è nelle mie corde. Non mi piacciono i libri cosi descrittivi, so che è inevitabile per alcune storie, ma mi annoia e mi ha annoiata molto. È molto bello il rapporto che instaura con gli animali, come iniziano a comprendersi senza comunicare: "ho sempre amato gli animali in quel modo facile, superficiale, con cui la gente di citta si sente attratta da loro. Quando improvvisamente mi trovai a dipendere unicamente da loro, tutto cambió.  Le barriere tra l'uomo e l'animale cadono molto facilmente. Apparteniamo ad un'unica grande famiglia".
Ho apprezzato anche molto la riflessione su come noi viventi abbiamo un'atavica paura dei morti "Bisogna infiorare le tombe, per essere liberi di dimenticarli". E di come spesso sentiamo di esistere e di essere viveri perché vi è riconoscimento da parte degli altri. Questa donna si taglia i capelli e osserva il suo viso che vede modificato e pensa che "dal momento che non esisteva più nessuno ad amarlo, quel volto mi sembrò del tutto superfluo. Era misero e nudo, e provai vergogna e non volli più averci a che fare. Potevo tranquillamente deporre la mia faccia,  non serviva più".

Contestualizzando il periodo di scrittura, la modalità cruda e vera e che a farlo sia stata una donna , immagino l'importanza di questo libro, ma sicuramente non rientrerà coloro che mi hanno cambiato la vita o che mi porterò nel cuore.
Ho sentito in maniera forte che in questo libro compare un muro inspiegabilmente, ma ne cadono molti altri costruiti in una vita agiata precedente.

giovedì 10 settembre 2026

INFINITO

Quando ho compiuto 40 anni questo libro(1284 pagine) mi è sembrato impossibile da leggere. Un età in cui(per me)è cambiato il valore del tempo. Il domani diventa sempre più una conquista e un dono e l'esigenza di leggere piu libri possibile prima di non poterlo più fare è famelica.  Allo stesso tempo è una lettura che non si puo più procrastinare.Scegliere d'iniziarlo ha richiesto in me tanto coraggio e non ascolto delle mie paure.

Infinito. Infinito nella mole di pagine, infinito nelle note, infinito nelle descrizioni, infinito (spesso)nella noia, infinito nella profondità, nella bellezza, infinito nell'amarezza. Infinito nel dettaglio di tutte le droghe, nelle dipendenze di vario genere, nella crudeltà della vita. Infinito e quindi coerentemente senza una fine.

"Ci sono letture difficili, vanno benissimo anche le letture divertenti, ma dopo un percorso di montagna risultato solo piacevole anche ciò che si vede è limitato. Se devi salire su una montagna, scegline una alta! Dalla cima vedrai un panorama incomparabile".

Infinite Jest è proprio questo, un panorama incomparabile.
Iniziare questo lunghissimo viaggio il 1 Gennaio acquista tutto il sapore di uno dei propositi del 2026, finirlo dopo 9 mesi da un senso di gestazione.
Più volte aperto e altrettante volte chiuso, questo libro richiede al lettore molto in termini di attenzione, di peso, di stanchezza, di attraversamento del proprio dolore, di solitudine, ma quando uno scrittore non serve sul piatto d'argento una storia, ma dá fiducia a chi sta dall'altra parte, lo ritiene capace di scalare la montagna a me fa sentire grata.
Questo determina una selezione naturale. Un lettore mainstream non incontrerà mai sul proprio percorso David Foster Wallace, men che meno Infinite Jest, ci si approcceranno a questo libro enorme(anche con difficoltà o che non lo apprezzeranno per nulla e lo odieranno)solo coloro che alla lettura danno un valore serio e la trattano come qualcosa che può determinare, non come un futile intrattenimento.
Inutile dire la trama più volte raccontata, indubbiamente riguarda le dipendenze e di sicuro la dipendenza nei confronti dell'intrattenimento.

Abbiamo la necessità di riempire tutti gli spazi quotidiani, insegniamo ai nostri figli a non vivere mai la noia, ma ad essere sempre intrattenuti da qualcosa o qualcuno.
Quando ero ragazzina non esistevano ancora cellulari(o meglio lo avevano in pochissimi che erano delle vere e proprie cabine telefoniche)non esistevano social, ma ricordo un fenomeno che ci fu: il Tamagotchi. Se ci penso adesso, ci vedo un preludio dell'abisso e lo trovo del tutto inquietante. La costruzione malsana del prendersi cura di qualcosa di virtuale, al quale è legata anche la morte virtuale con la responsabilità del non esser riusciti ad accudire. Terribile!

Questo romanzo è profetico, parlare precisamente trent'anni fa di dipendenza da sport, da intrattenimento, lo stress da videochiamata che richiede un'attenzione e un presentarsi all'interlocutore, diversa dalla chiamata vocale. Un preannunciare la nascita di filtri che rendano più belle le nostre foto, con difficoltà sempre più accentuata nel vivere la vita reale dove le imperfezioni non si possono appianare. L'incomunicabilita, l'esigenza di esser visti e amati dagli altri, con la consapevolezza di non essere capiti.... sullo sfondo di una società consumista e iperconnessa(in un periodo in cui non lo era ancora cosi) è geniale!
Un mondo in cui la pubblicità è diventata così importante da dare il nome agli anni (es. Anno dei pannoloni per adulti Depend,l'anno della lavastoviglie silenziosa maytag,ecc..)
Leggendo le prime 200 pagine compaiono personaggi che sembrano non collegati fra loro, poi piano piano tutto prende un senso e si uniscono i puntini.
Sono grata a me stessa per la pazienza(tra varie imprecazioni)di leggere ogni singola nota. Molte inutili, molte noiose, ma alcune perle folgoranti ((...)Il 99,9% di quello che succede nella vita di qualcuno, non è controllabile, e il restante 0,1% sotto l'effettivo controllo personale consiste perlopiù nell'opzione se accettare o negare l'inevitabile impotenza sull'altro 99,9%).

Molte pagine che vorresti saltare, molte pagine interessanti e molte pagine che ti toccano dentro e commuovono: (...)"Che la validità logica di un ragionamento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che a volte gli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che ci vuole un grande coraggio per mostrarsi deboli. Che nessun singolo momento individuale è in sé  per sé insopportabile. Che il possesso di molto denaro non immunizza la gente dalla sofferenza e dalla paura. Che "accettazione" è in genere una questione di fatica, più che altro. Che fare sesso con qualcuno per cui non provate nulla lascia una sensazione di solitudine maggiore che non farlo affatto, dopo. Che tutti sono identici nella segreta tacita  convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri."

Purtroppo DFW nel 2008 si è suicidato. Io in queste pagine l'ho sentito tutto l'enorme buco nero, l'abisso, "La cosa"come la definisce attraverso un suo personaggio."La cosa" quell'avvelenamento che pervade l'io ai livelli piu elementari, quella nausea delle cellule e dell'anima. "La cosa" gonfia l'io depresso e lo fa coagulare e lo avvolge nelle sue pieghe nere e lo assorbe in Se Stessa, tanto che si costituisce un'unita quasi mistica. DFW riesce in alcune pagine a farti sentire sulla carne cosa prova un depresso (cosa ha provato lui), utilizzando delle metafore così umane e veritiere che riesci a sentire l'angoscia e a provarla. " Le persone in cui l'invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo tutti se ci trovassimo davanti alla stessa finestra per dare un'occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l'altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano su e urlano <<No!>> e <<Aspetta!>> riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta".
Le sue descrizioni molto commoventi sulle relazioni:"un padre che quasi non esiste come genitore, la faccia di suo padre la quinta parete di ogni stanza".
In un articolo letto da poco, ho apprezzato questo incipit:" C'è un problema con Infinite Jest. Non si legge. Si attraversa. Come una città senza segnaletica, dove le strade cambiano nome a metà e le mappe sono state strappate".
Io aggiungerei che oltre ad attraversarlo, si è attraversati, CONCEDETEVELO, fa male molto male. Quel tipo di dolore che in alcuni momenti della vita senti in ogni secondo che passa. "Vivere un secondo alla volta. Suddividere il tempo in tante microunitá. Lo spazio tra due battiti di cuore. Un respiro e un secondo- anzi meno:lo spazio tra due battiti di cuore. L'ora è un dono non a caso lo chiamano il presente."
Perdetevi, buona lettura e crisi, tanto siete senza segnaletica, cartine, mappe e tantomeno navigatore!
Buon Viaggio!

martedì 28 luglio 2026

Il mio anno di piacere senza sesso

Quando inizio un libro, solitamente vado a cercare recensioni scritte da lettori. Scorrendo quelle di questo libro, mi sono imbattuta in quella di un ragazzo che parafrasando il titolo,mi ha fatto sorridere e anche intenerito: "I miei 21 anni di dispiacere senza sesso".

Questo libro lo abbiamo scelto nel Book Club femminista e intersezionale di cui faccio parte, probabilmente non ci sarei mai arrivata sola.
Interessante,offre molti spunti di riflessione, ma non so se lo consiglierei.

Dopo la fine di una relazione durata due anni, Melissa decide di astenersi dal sesso per 3 mesi che diventeranno 1 anno. Sembra un tempo irrisorio, ma per lei che per colmare i vuoti è sempre passata da una relazione all'altra è un tempo lungo e necessario. "Quando mi scoprivo infelice in amore cambiavo semplicemente partner. È più facile cambiare hardware che un intero sistema operativo. Cambiare il proprio sistema operativo è un lavoro tedioso e doloroso".
Ed è prendendo questo tempo per sé, donandosi questo rifiuto, scavando nei propri dolori  che riesce a capire anche il motivo per cui si è amata poco in tutta la vita.
"Io mi aggrappo alle abitudini. Evito le verità scomode. Metto in discussione l'intuito. Lascio che la pressione si accumuli finché il disagio di restare come prima non diventa più incisivo del disagio che provo rispetto al cambiamento."

Questo libro mi ha fatto scoprire il termine "limerenza":" stato di infatuazione romantica ossessiva, soprattutto quando il soggetto non ha ancora posseduto l'oggetto di tale ossessione, o addirittura non ha avuto conferma che i propri sentimenti sono ricambiati".

Molte riflessioni sulla maternità, anzi sulla decisione di non essere madre e di come la società ci racconta solamente di ciò che una donna si perde nel non esserlo, ma mai il contrario.

Melissa in questo percorso ha cercato di far diventare l'autonomia un'abitudine soprattutto quando si sceglie di condividere la vita,o parte di essa, con un'altra persona. " cedendo in ogni momento alla libertà assoluta della necessità individuale".

lunedì 30 marzo 2026

Come diceva il grande Pasolini, il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".

A me Desiati non piace!
È l'ennesima occasione che gli do per farmi cambiare idea ed è l'ennesima volta che invece lo confermo.
Pensavo di non scrivere nulla, ma non sarebbe veritiero parlare solo dei libri che ci piacciono o che consiglieremmo per unicità. 
Nella vita ci si imbatte in pagine memorabili e pagine che saranno scordate il giorno dopo.
La Murgia, scrittrice da me molto apprezzata, faceva una rubrica chiamata la stroncatura, dove parlava di tutti quei libri insulsi scritti nel tempo. Quella che mi appresto a fare è una stroncatura. 
Parto con la rincorsa perenne di utilizzo di paroloni, che non danno quella sensazione benefica di aver scoperto un nuovo termine, ma sottolineano la natura di questa penna: " E tirandosi i capelli indietro per irreggimentarli in un elastico bianco".
Il libro spesso disseminato di frasi che vogliono essere profonde ed illuminanti, ma sono superficiali. 
Un esercizio di stile per nulla elegante, ma vacuo e ruffiano. 
Veniamo al dunque, il libro di cosa parla? Non parla di nulla, non racconta nulla, una lista di avvenimenti fra questi due ragazzi che non sono amici, non sono amanti, sono evanescenti.
Snob, i classici figli di papà che possono anche permettersi di studiare alla Bocconi che ricevono come regalo la carta di credito e un milione all'interno. Alla continua ricerca di loro stessi, continuamente insoddisfatti e come trasgressione e anticonformismo il massimo che possono fare sono piercing, capelli colorati e strizzare l'occhio ai genderfluid.
Io ne ho fin sopra i capelli nella realtà di questa gente che fa anche la morale agli altri, ben protetta dal proprio orticello, figuriamoci se devo apprezzarla nei libri che per me sono la vita.
La loro relazione, di bene profondo e che li accompagna in tutta la vita viene costantemente raccontato al lettore, ma dai discorsi che fanno, dalle frasi che si pronunciano quotidianamente, non emerge.
I sentimenti non li devi raccontare, li devi fare percepire, il lettore deve avere l'impressione di un legame che non si sente, ma gli buca la carne.
Sono noiosi, senza stimoli né per se stessi né per gli altri, con dialoghi fatti di inconsistenza, il nulla che avanza un capitalismo che ingoia la cultura.
L'amare i libri, la letteratura e il volerne parlare con tutti continuamente io lo capisco. È la mia passione più grande. Una notte ho sognato che morivo e la cosa che destava in me preoccupazione non era la morte in sé, ma se vi erano dei libri dove sarei andata. Mi viene naturale, dalle viscere e mi rende felice. Sono la classica persona che se è seduta su un water e non ha disposizione un libro nei paraggi, legge il retro dei prodotti. Non perché m'interessino, ma perché è fisiologico. Quindi lo capisco, anche io sono alla ricerca costante di letture nuove o mi scrivo le frasi che più mi hanno colpita. Questo però non fa di me una scrittrice, anzi.
Poi arriva il pezzo forte del "Note dalla scrittoio o stanza degli spiriti".
Il fare conoscere degli scrittori e il nominarli, scrittori della nostra terra, lo ritenevo un punto di forza, prima di arrivare a queste note. 
La modalità la trovo saccente. Il lettore si può andare a cercare o meno degli approfondimenti, bisogna stuzzicare la curiosità, senza ergersi a unico detentore di conoscenza. 
È fastidioso e non ha riguardo di chi ti sta regalando del tempo.
Come punti di forza sicuramente segnalerei il titolo "Spatriati". "Spatriato è il participio passato del verbo spatriare, che sta per andar via o, come dice la Treccani, cacciare dalla patria. In alcuni dialetti meridionali, tra cui il martinese, ha altre sfumature, come incerto, disorientato, ramingo, stordito, senza arte né parte, in alcuni casi persino orfano."
Avendo vissuto per anni fuori dalla Puglia, capisco quel senso di solitudine e dolore ogni volta che si parte: "La Puglia, Martina, i nostri cieli hanno queste maledette unghie affilate che ti artigiano, non si può andar via senza graffi."
Non a Martina Franca come descrive il mio concittadino, ma ad un concetto più ampio, il Sud. A me mancava proprio un immaginario, un' atmosfera. Pur non amando l'inglese, quando andavo all'aereoporto per partire, departures mi sembrava che descrivesse perfettamente il mio stato d'animo di dipartita, di morte.
Anche la parentesi berlinese dei due protagonisti, mi ha fatto rivivere questa città che per me è stata importante, una palestra di vita.
Tuttavia, nonostante anche sentirla nominare Berlino mi dà sempre forti emozioni, neanche questo ha fatto il libro.
Non mi stupisce che abbia vinto il Premio Strega. Sento sempre più vicino il pensiero di Pasolini su questo premio che senza volermi dilungare diceva che "il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".
Il capitalismo della cultura, da quando la cultura è diventata un'industria non può che rilanciare libri qualitativamente mediocri.
Ho prestato il libro, quindi la foto è presa dal web.

mercoledì 25 febbraio 2026

I colori sono smorti

Sono approdata per caso a questo libro, mai ci sarei arrivata.
Ho partecipato ad un evento in una libreria nella citta in cui vivo.
I librai, con poche informazioni sui gusti letterari degli interessati, sceglievano un libro per ogni iscritto all'evento.
Su un tavolino, con il mio nome e una piccola recensione ho trovato "Mimica" di Sebastian Fitzek.
Questo thriller psicologico vede Hannah Herbst un'esperta di lettura di mimica facciale, impegnata nella risoluzione dell'ennesimo caso. La differenza da tutti gli altri? In questo caso l'assassina in questione pare sia lei...
Quando vedo una serie o un film tedesco, il mio approccio non è mai dei migliori. C'è sempre una luce giallina, i colori sono smorti, i dialoghi con poca espressività e anche se la storia può essere bella, non riesce mai a convincermi del tutto. Con questo libro è accaduto ciò, capitoli piccoli, scorrevole, storia che ti prende, scritto bene. Ci sono molti errori, per esempio se una persona è legata con delle fascette ai polsi è difficile che possa sciacquare un bicchiere o addirittura guidare. Io per esempio non riesco nemmeno a fumare mentre guido, figuriamoci..ma tutto sommato nel complesso è una storia che si fa leggere.
Eppure, c'è del giallino intorno...

martedì 30 dicembre 2025

Destinazione Errata

La scrittura di Starnone a me piace molto, ma questo libro non sono riuscita ad apprezzarlo.
È molto bravo nel descrivere le parti d'ombra dell'animo umano, le miserie e le fragilità. Il protagonista è un trentottenne che fa lo sceneggiatore e che vive con una bellissima moglie e tre figli. In una giornata con i figli, lottando con le continue esigenze di ognuno, sbaglia ad inviare un messaggio, innescando l'inizio di una storia passionale con la collega.
Non so se è per l'età che ho e la conseguente maturità che ne è derivata, ma io sono stanca di questi personaggi passivi, con "una sorta di istinto a cacciar via come un disturbo tutto ciò che può ferire, addolorare, umiliare, confondere, atterrire. La realtà da sempre aggiustata, buttando in un angolo segreto tutto ciò che può rovinare il racconto".
Una volta lessi un detto che è rimasto nella mia mente ed è tornato con questo libro:"solo I pesci morti seguono la corrente". Il protagonista che si trova a dover vivere delle cose, solo perché con passività segue il flusso in balia degli eventi, senza in realtà un desiderio, un impulso e una scelta reale, solo perché la frustrazione e il senso d'inferioritá nei confronti della compagna di vita, l'insicurezza e i sensi di colpa per un avvenimento passato, lo spingono a sfiorare la vita e non a viverla.
Non mi è piaciuto, non ho provato affezione per nessun personaggio, l'ho letto spesso controvoglia ed ho ringraziato il fatto che le pagine fossero poche.