mercoledì 5 febbraio 2025

Il potere dei libri è l'empatia per gli altri

La copertina di questo libro è meravigliosa, realizzata da Yuko Shimizu.
Non sapevo se leggerlo in questo momento, ho Calvino, David Foster Wallace, Lingiardi, Philip Roth che mi chiamano e aspettano di essere letti. Nell'indecisione l'ho aperto e non ho avuto dubbi...!
Ha un incipit che mi ha inchiodata nella sua durezza, ma il dolore è sempre spietato nella sua realtà e concretezza.
"Tanto per cominciare, il nonno non c'era più.  So che è un modo piuttosto brusco per iniziare una storia, ma è un dato di fatto che sarebbe comunque difficile mettere in altri termini. È una realtà ineluttabile, come il fatto che la mattina sorge il sole o che a mezzogiorno ti viene fame, e anche provando a far finta di nulla, chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie, il nonno non tornerà."

È una fiaba delicata che sottolinea il profondo amore nei confronti della letteratura. Anche io spesso (ancor di più crescendo anagraficamente) sono attanagliata dal pensiero di dover leggere il più possibile perché la quantità del "non letto e del vorrei" è ancora sterminata.
Il protagonista Rintarõ è un ragazzino solitario che inizia un viaggio fantastico con un gatto parlante per cercare di salvare i libri dall'oblio o dalla trasformazione/spersonificazione del mondo moderno.
È una fiaba sul rispetto dei tempi della lettura, sul dare valore alle parole, sul non inseguire la quantità come medaglia da esibire, sull'importanza di non cimentarsi solo con letture semplici, ma pretendere da sé stessi anche la complessità: "I libri di difficile comprensione anche solo per questo vanno ormai perdendo il loro valore come libri. Tutti vorrebbero poter leggere capolavori con leggerezza, piacevolmente, come se stessero scaricando una compilation delle canzoni di Natale più popolari. Una lettura divertente, rapida, articolata."
Ma "leggere non è soltanto piacevole o emozionante. Ogni tanto bisogna esaminare riga dopo riga, rileggere più volte a ritroso la stessa frase, e procedere con lentezza sforzandosi di capire. Come risultato di tale impegno gravoso, di colpo ci si apre la mente. (...) Ci sono letture difficili, vanno benissimo anche le letture divertenti, ma dopo un percorso di montagna risultato solo piacevole anche ciò che si vede è limitato. Se devi salire su una montagna, scegline una alta! Dalla cima vedrai un panorama incomparabile".

sabato 1 febbraio 2025

Il nulla che avanza

Amo leggere e amo scrivere di ciò che leggo. La lettura è una passione così grande da volerne parlare continuamente. Ho aperto questo Blog e più volte mi è stato consigliato di utilizzare i social per promuoverlo. Mi ha attraversata la tentazione, ma ormai sono anni che vivo in nella realtà e non ho nessuna intenzione di abbandonare questo stato. 
Stamane ho letto un articolo di Jennifer Guerra e condividendone, volevo pubblicarlo.

https://open.substack.com/pub/jenniferguerra/p/febbraio-06f?r=41gad7&utm_campaign=post&utm_medium=email

domenica 19 gennaio 2025

Tante storie, nessuna storia

Indubbiamente Valerié Perrin sa scrivere.
È brava a narrare e creare degli intrecci, ma onestamente ciò che mi ha donato il capolavoro "Cambiare l'acqua ai fiori" non è riuscito a farlo questo libro e neppure "Tre".
Non ho empatizzato con i personaggi e nonostante tratta infinite tematiche che dovrebbero indurre ad una vicinanza d'anima, nessuno di loro mi è rimasto nel cuore.
Sembra che per inseguire le mille storie che racconta, non e ha raccontata nessuna per davvero.
I personaggi li sfiori, ma nessuno è donato veramente al lettore.
Un libro che si lascia leggere, ma che non cambia la vita. Una storia che seppur intricata e affascinante e che avrebbe un gran potenziale, ha un sapore superficiale e non scende mai in profondità.
La protagonista è Agnes, una regista che vive un momento buio della propria vita dato dalla fine del suo matrimonio.
Prosegue in una vita sospesa, priva di entusiasmo e felicità.
Un giorno riceve una chiamata dalla gendarmeria che l'avvisa del decesso di sua zia Colette. La cosa strana è che la sua parente è deceduta tre anni prima.
Da qui parte la storia che andrà a svelare segreti, sentimenti puri, intrecci familiari e tante verità nascoste. Il libro si dipana in continui flashback e i capitoli si alternano tra il presente di Agnés ed il passato raccontato dalla voce di Colette impresso su dei nastri registrati e lasciati in eredità alla nipote.
Questo ritrovare gli amici d'infanzia, conoscere la storia della sua famiglia e il perché di alcune scelte, la riporterà in vita.
Valèrie Perrin è sempre dolce nei suoi racconti, i suoi personaggi sono sempre delicati , ma in questo caso non lasciano nessuna impronta, li sfiori senza attraversarli, sembra più un esercizio di stile.
Nella quarta di copertina dice:" Colette è rimorta, parola che non esiste da nessuna parte. Non esiste il termine rimorire".
Io concluderei dicendo invece che Agnès grazie a quest'esperienza,  è una donna rinata. Il termine rinato esiste, ed è meraviglioso.

lunedì 13 gennaio 2025

“La mia Anima ha fretta”

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà
È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.
Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.
Abbiamo due vite e la seconda inizia, quando ti rendi conto che ne hai solo una.

Mario de Andrade, “La mia Anima ha fretta”
Illustrazione Beatrice Alemagna 

venerdì 6 dicembre 2024

Mein Kampf:una lettura per antidoto

Leggere questo libro è stato innanzitutto un esperimento sociale.
L'approccio della gente è stato il più disparato, da chi ha pensato che le mie idee tendessero verso questa strada e si è lasciato andare a confidenze scioccanti(come l'avere un busto di Mussolini in casa)e quindi si sentiva capito, a chi era deluso perché con tutti i libri che esistono nel mondo da leggere, lo valutava una perdita di tempo. (Senza considerare che nella vita ho letto anche Desiati, Volo e alcuni premi strega che se non sono perdita di tempo anche quelli, non so cosa siano, però è tollerato perché non sono stati scritti da 'mostri'). C'è anche chi lo ha ritenuto intelligente.
È servito a me per misurarmi.
Ho capito quanta ancora è lunga la strada per la riappropriazione di me stessa.
L'ho capito dall'imbarazzo, dal chiedermi costantemente se fosse giusto leggerlo, dal non riuscire a portarlo in giro. Ovunque lasciavo il libro era sempre girato, per non far vedere la copertina o il titolo perché seppur letto da pochi è conosciuto da tutti.
Il momento politico che viviamo non è dei migliori, ciò non giustifica il mio imbarazzo perché l'unica motivazione che mi ha mossa è l'amore per la conoscenza e il non "farmelo raccontare."
Mi sono domandata come reagirei(nella mia testa) se in biblioteca, sull'autobus, in sala d'attesa, vedessi una persona che lo legge? Probabilmente avrei avuto un pensiero superficiale anche io, relegandolo a fanatismo ideologico. Non lo so, eppure mi sono sempre innervosita quando qualcuno ha giudicato dal titolo o l'argomento la possibilità di parlare o di leggere un libro...lo so è diverso, perché in questo caso, a valle sappiamo cosa è accaduto per mano di quest'uomo e fa inorridire.
In sostanza potrei provare lo stesso ribrezzo che provo quando vedo Di Canio con il suo saluto romano e i suoi tatuaggi?
No e mi sono risposta LEGGENDO.
Ho capito che se questo testo fosse stato sfogliato al tempo a livello internazionale dai più della terra, probabilmente ciò che è accaduto si poteva evitare. Questo libro Hitler lo ha prodotto in carcere,  mentre scontava la pena per il putsch di Monaco(prima di Pinochet il golpe si chiamava putsch) e tutte le nefandezze dovevano ancora accadere,ma è scritto tutto lì ciò che desiderava compiere. (Come ha detto Barbero in un podcast, il primo politico -purtroppo in questo caso-che rispetta un programma).

Ho capito che è stato fallimentare renderlo una macchietta agli occhi nostri per cercare di esorcizzare il male, non farci percepire realmente ciò che lo ha indotto che è molto più complesso dello sminuire con "perché gli ebrei erano ricchi"motivazione che mi è stata data a scuola e che non mi ha mai ben convinta. Quando di lui e di un popolo si parla come di folli, quando ci si chiede come abbia potuto un popolo seguirlo(mi verrebbe da chiedermelo anche di Trump), si rischia di minimizzare la situazione complessa. Io stessa erroneamente ho sempre pensato fosse un coglioncello folle con i baffetti, ed invece non lo era. Vi stupirà scoprire che non era per nulla antisemita, anzi, non sopportava i giornali che perseguivano questa linea (era molto diffuso l'antisemitismo in Austria agli inizi del Novecento). Sminuire è un pó quello che hanno fatto a livello internazionale, lasciarlo fare, lui alzava sempre più l'asticella e non intervenivano mai.
È facilmente visibile quotidianamente  e quindi condivisibile, come le masse si leghino di più davanti ad un concetto di odio, davanti ad un capro espiatorio e questo è rapportabile a tutti i tempi e le tematiche. Hitler capi e sottolineó l'importanza della massa: " comprese la straordinaria mediocrità della volontà combattiva dei circoli 'borghesi', per via della loro rendita economica che portava il singolo al timore di perdere la propria posizione e che lo spingeva a defilarsi dall'agone politico. In generale una visione del mondo ha speranza di successo solo se la grande massa è disposta a rappresentare  la nuova dottrina e a ingaggiare la lotta necessaria."
Vienna ha inciso molto sulle sue scelte. Valutando la situazione politica maturò un avversione nei confronti dell'impero asburgico, ma anche del Parlamento(in Austria chiamato Reichsrat) istituzione che prima lo interessava.
Da grande osservatore quale è stato, iniziò a frequentarlo e cito testualmente: "il contenuto intellettuale delle proposte era di un "livello" veramente avvilente. Una massa selvaggia gesticolante che sbraitare in maniera disordinata..."(...) alcune settimane dopo tornai nel Reichsrat e il quadro era mutato. La sala era vuota. Si dormiva negli scranni inferiori. Bastó un anno di silenziosa osservazione per cambiare o eliminare del tutto la mia precedente opinione sulla natura dell'istituzione parlamentare."
Prosegue che è grato di aver analizzato la questione a Vienna, perché se all'epoca fosse vissuto in Germania, a Berlino, probabilmente sarebbe finito nel campo opposto(lui è grato noi molto meno considerando gli eventi).
Leggendo la sua biografia, mi è chiaro come la miseria, la fame, il dolore, la frustrazione spesso se convogliono nei percorsi sbagliati che sono quelli della rabbia,  montano e generano dei mostri. Se poi chi lo vive, a quanto pare ha virtù oratorie, il risultato è nefasto.
Ciò che lo spinse a fare politica fu la frustrazione e umiliazione che provò alla fine della guerra e per un'infezione agli occhi che lo costrinse a restare in un lazzaretto per lungo tempo. Si guardava attorno e  l'indignazione , la tristezza per la morte di tanti amati commilitoni, l'idea che il Keiser Guglielmo II, aveva teso la mano conciliante al marxismo, lo convinsero..doveva fare politica! (Nelle note spiega che Hitler sposava la tesi clausewitziana che la politica fosse la prosecuzione della guerra con altri mezzi e un presupposto necessario per la futura rivincita militare.)
È un periodo dove Hitler acquista consapevolezza delle sue capacità oratorie e viene a conoscenza degli scritti di Gottfried Feder e della sua critica nazionalpopolare al capitalismo borsistico e speculativo.
Hitler fu un grande lettore ed ovviamente conosceva alla perfezione il potere che esercita la lettura. Il 10 maggio diede avvio alle Bücherverbrennungen i roghi dei libri, vennero dati alle fiamme decine di migliaia di volumi, perché la conoscenza è un'arma pericolosa ed in questo aveva assolutamente ragione.
Non leggerlo, censurarlo, rendere un reato il possederlo(come avviene in Cina, Israele e Austria)significa che la sua logica vince. Dopo la morte di Hitler i diritti d'autore del libro divennero proprietà dello stato della Baviera, che però non ne autorizzò mai la pubblicazione in Germania. Allo scadere dei diritti d'autore nel 2015, è stata pubblicata una nuova edizione commentata (lo trovo molto intelligente, degno di come affrontano i tedeschi questa questione storica).
La vera rivoluzione è conoscere, anche se si tratta di cose che ci fanno paura, ribrezzo e orrore, utile per capire le radici di tutti i populismi e di sicuro cosa lo ha indotto a tutto l'orrore effettuato.
Se io lavorassi in una libreria o biblioteca ogni 10 maggio organizzerei un evento con letture di tutti gli scrittori presenti in quei roghi. Informandomi, ho visto che lo hanno fatto, ma io lo farei in ogni luogo, in tutta Italia se non nel mondo, eventi virali.
Conoscere ci rende forti, consapevoli e sicuramente capaci di contrastare ogni possibile minaccia attuale.
Ho ascoltato vari podcast e ho scoperto che Stefano Massini ha fatto uno spettacolo teatrale su questo testo. Consiglio si ascoltare i suoi podcast e al salone del libro ha fatto un passaggio molto interessante. Partendo da come Hitler ha compreso l'importanza di parlare alle masse, alla bile e non alla testa. Alle masse bisogna parlare come a dei bambini, indirizzandole, facendo capire dov'è il giusto e dove lo sbagliato, senza paroloni. " la forza capace di azionare le grandi valanghe storiche religiose e politiche fu sempre il potere magico della parola parlata. La grande massa popolare è soggetta soprattutto alla forza del discorso. Tutti i grandi movimenti sono movimenti popolari, sono eruzioni vulcaniche di passioni umane e di sentimenti psicologici, smossi dalla crudele dea della miseria o dalla fiaccola attizzata della parola lanciata in mezzo alla folla, non certo effusioni gassose di letterati e di eroi salottieri estetizzanti."(...)per ragioni psicologiche, non bisogna mai indicare alla massa due o più avversari alla volta(perché così si disintegra la sua forza combattiva)".
Massini spiegava di come è mutato tutto lo scenario politico post novecentesco, il modo di dialogare, la banalizzazione e scarnificazione dei contenuti e della politica e raccontava di un discorso recente di Trump che diceva su per giù che in America ci sono molte persone cattive a cui faremo tanto male.

Consiglio di approcciarsi sempre con apertura alla conoscenza, non è uno spreco di tempo è la storia è stato il nostro "passato", e come è scritto sulla quarta di copertina "Scoprire che il 'male' non è metafisico o folle, ma terribilmente umano, forse troppo umano".
Hitler divideva i lettori in tre categorie: 1)quelli che credono a tutto ciò che leggono; 2)quelli che non credono più a niente; 3)quelli che esaminano criticamente ciò che leggono e poi lo giudicano. Inutile stare a specificare che il gruppo più importante e che preferiscono i potenti è il primo. Io non voglio essere questo e voi?

sabato 26 ottobre 2024

Agonia

Rievocheró senza rimorso
sempre
un'incantevole agonia di sensi?
Ascolta, cieco:"un'anima è
partita
dal comune castigo ancora
illesa..."
Mi abbatterà meno di non più
udire
i gridi vivi della sua presenza
che di sentire quasi estinto in
me
il fremito pauroso della colpa?

domenica 20 ottobre 2024

Capolavoro

Questo libro, come è stato detto molte volte, è un libro di formazione, ma non lo sappiamo.
Appena terminai questo capolavoro, che mi ha impegnata per diversi mesi scrissi già questa
recensione che ripropongo. È intima, ma forse quando i libri smuovono qualcosa dentro, bisogna
ricorrere al proprio vissuto per essere capaci di spiegare il motivo per cui ne vale la pena.
Se qualcuno mi avesse detto che nella vita lo avrei letto, non ci avrei creduto.
Ne ho sentito parlare bene (da persone che stimo),ma sono sempre stata scettica sia per la
storia (che bene o male conosce l'umanità) e sia perché appartenevo a coloro che reputavano
questo scrittore commerciale.
A 35anni, ho deciso di leggere It.
Mi ha emozionata, ed è stato un viaggio nel mio passato. Mi ha seguita ovunque, per mesi. Sul
lavoro, a mare l'unico luogo dove non riesco a leggere, fungendo da cuscino.
Ha sorseggiato una birra con me, è venuto a Taranto.
Ha passeggiato nella mia borsa (scelte ovviamente apposta per portarlo). È stato in banca, nelle
sale d'attesa degli ospedali, insomma nonostante la mole, ovunque andassi mi seguiva.
Non è un libro horror come ho sempre pensato.
Io ho avuto una grande fortuna: un'infanzia con un fratello come Bill.
Ha imbastito per me tutto un mondo fantastico e che accompagnava perfettamente la mia
natura ribelle ed inquieta. Mi ha costruito case sull'albero del fico, capanne con arredamenti
compresi. Ha creato un universo fatto di torte di terra, dove con le olive acerbe facevamo gli
occhi dei nostri mostriciattoli nei sottovasi. Fatto di bici, cadute sul brecciolino, sfide con le biglie,
rincorse alle papere (che scacazzano continuamente). Fatto di frutta mangiata dell'albero, di
pinoli schiacciati con le pietre, di racconti. Se con la consapevolezza di oggi dovessi parlare, un
grande piccolo genio! Insieme ai libri, la mia salvezza!
Ed io ero un po’ George. Nutrivo (e nutro) un'adorazione e amore puro, estasiata da tutte quelle
invenzioni.
It o Pennywise, il male, passa in secondo piano.
Le problematiche trattate sono molteplici, dal bullismo, alla violenza domestica, alle nevrosi
trasmesse dai genitori ai figli. Il razzismo nei confronti dei neri e ebrei, l'omofobia, la violenza, le
prime scoperte sulla masturbazione e le spiegazioni tra amici.
Il dolore da parte di genitori che perdono un figlio. Il dolore di perdere un fratello. "Aveva
nostalgia del fratellino, questa era la verità. Aveva nostalgia della sua voce, del suo modo di
ridere, del modo in cui gli occhi di George si alzavano talvolta a guardare con fiducia nei suoi,
sicuri che Bill avrebbe avuto tutte le risposte desiderate. E un'altra cosa, la più strana di tutte:
c'erano momenti in cui sentiva di amare George di più proprio della paura, perché anche quando
era impaurito dalla brutta sensazione che ci fosse un George zombie nascosto nell'armadio o
sotto il letto, ricordava di aver amato soprattutto George in quella stanza, dove George
soprattutto aveva amato lui. Nello sforzo di conciliare queste due emozioni, amore e terrore, Bill
sentiva di avvicinarsi al mistero dell'accettazione finale."
Ciò che spicca è la bellezza.
Questo libro è un inno alla vita, all'amicizia, alla lealtà. È un delicato racconto dell'amore tra
fratelli, dell'unione degli ultimi per sconfiggere il male. La "banda dei  perdenti" è poesia...L'amore per i libri che ha Ben è il mio. Mentre viene picchiato a sangue da alcuni bulli, il suo
pensiero va ai libri che ha preso in biblioteca e si stanno sgualcendo. Ho provato rabbia, dolore
ed una enorme tenerezza. La "sfiga" che un po’lo contraddistingue la sento mia. Ogni volta che
penso alla sfiga mi viene in mente un ricordo. Quando eravamo bambini, un'estate mio fratello
si tagliò il dito del piede. Gli misero un punto e ricordo che lui chiedeva al dottore la colla. Come
lo sapeva? Abbiamo trascorso molte estati con un procugino che cadendo continuamente, era
un noto frequentatore dell'ospedale. Ci parlò dell'esistenza della colla, come sostituto dei punti.
Ad ogni modo, mia zia comprò a mio fratello Dylan Dog e un gelato.
Mi è capitato di pensare che un po' mi sarebbe piaciuto avere un piccolo, piccolissimo taglio.
Un taglio da colla, un taglio nascosto alla società, ma esistente per i miei genitori. Ciò mi avrebbe
dato la possibilità di avanzare delle richieste/regalo. Più che altro, mi piaceva l'idea di essere
coccolata in quel modo estremo.
Quel pensiero stupido poi si è avverato. Sono caduta d'inverno, di mattina(quindi già un punto
a favore sul non andare a scuola). Certo lo sfregio era in faccia, però mentre mi recavo al pronto
soccorso nella mia testa mi ripetevo sempre e solo una frase "bellissimo non vado a scuola e
chiedo la colla". Come un mantra "chiedolacollachiedolacollachiedolacolla".
Nulla, la colla non si poteva mettere, servivano assolutamente i punti e tanti. Ezio, il pro cugino
avrebbe dovuto approfondire le limitazioni della colla.
Echecazz, mi restava una sola ancora di salvezza "non si va a scuola".
Appena il dottore termina la sua opera di cucito, dice a mia madre che per il punto in cui vi era
il taglio, non dovevo dormire almeno per 12ore e dovevo essere monitorata. Quale miglior modo
di restare sveglia, se non quello di andare a scuola?
Silenzio...
Ecco, quando penso alla sfiga, mi viene sempre in mente questo aneddoto!
La bici di Bill Tartaglia(soprannome dato per la sua balbuzia)mi ha fatto pensare alla bici che
avevo io. Una bici tedesca, frenava rotando i pedali verso dietro. Io mi gasavo ad avere questa
anomalia. La ricordo perfettamente come quella di Bill "opaca dove le altre luccicavano, diritta
dove le altre erano curve, curva dove le altre erano diritte."
Gli occhiali di Richie distrutti da dei bulli mi hanno ricordato gli occhiali di mio fratello. Li lasciò
sul muretto sotto l'albero del pero e nonno Domenico(per noi Minguccio)si andò a sedere giusto
giusto sopra.
Ho ricordato anche una mia maestra. Lei ha inciso tanto nella mia vita. Era la maestra della
seconda scuola elementare che ho frequentato. Mi ha portata a mare, mi ha aperto casa sua e
preparava le friselle con il pomodoro. L'ho cercata spesso, senza risultati, ma oggi la vorrei
ringraziare con tutto l'amore che potrei. Mi ha accolta, ha capito le mie difficoltà, mi ha resa
indipendente e libera. Ha creduto in me anche se non studiavo minimamente. Ci vedeva del
potenziale e me lo diceva. Ricordo perfettamente lei, le sue parole, il suo volto e la fiducia che
mi riponeva. Io mi sono sentita riconosciuta!
La generosità di Richie è tenerissima. Falcia tutto il prato per avere i soldi per andare al cinema
a vedere un film horror(mentre la realtà nella sua città è di gran lunga peggiore)e a due amichetti
che non avevano la possibilità, si offre di pagare il biglietto. Nonostante il sacrificio costato,
nonostante le lamentele del padre sul consumo dei soldi.
Questi ragazzini, in gruppo sono cresciuti. Eddie, sopraffatto da una madre che lo ha colmato di fobie e sensi di colpa, ad un certo punto riesce a contrastarla. "Nelle parole che le aveva detto,
nel modo in cui si era comportato, c'era stato anche lui, ma non solo lui. Un'altra presenza, una
forza, non malefica, ma era intimorito dalla sua intensità. Era come montare su una giostra al
luna park e accorgersi che in effetti era pericoloso ma che era impossibile scendere finché non
fosse finita la corsa"'
It è un pronome personale neutro. Può riferirsi a cose, animali, piante. Geniale la trovata, perché
It non è un clown, ma rappresenta ogni singola paura che ognuno di noi può provare. Ognuno
ci da le sembianze e la forma, ognuno ha la sua paura.
It va letto. It andrebbe letto nelle scuole, It va letto dai ragazzini.
Questo libro ha anche un altra poesia. Nasce da una sofferenza e un sacrificio enorme. King ha
scritto con i tamponi nel naso ed epistassi. Questo libro nasce dalla disintossicazione dalla
dipendenza di cocaina. Il suo IT in quel momento era la droga.
Mi è capitato su un gruppo di lettura che una donna lo ha proibito al figlio undicenne(che dopo
aver visto il film lo richiedeva). Innanzitutto ho pensato che se io avessi un figlio undicenne che
mi richiede un libro di 1200 pagine gli farei una statua(oltre ad esserne onorata).
Ho anche pensato che è più assurdo vedere un film del genere che leggerne il libro. E priva di
ogni giudizio, ho consigliato di dargli questa opportunità. Probabilmente, se io lo avessi letto a
quell'età non si sarebbero mossi tutti questi ricordi, ma indubbiamente avrei vissuto
diversamente alcune cose.
I libri hanno un grande potere, quello di questo libro è immenso. Spero che il piccolo undicenne
presto lo abbia tra le mani. Forse è vittima di bullismo (e nella sua richiesta vi era questo), forse
vuole fare il figo con gli amichetti(perché presentarsi coraggiosi di fronte alla paura che può fare
un mostro è ganzo), forse cerca risposte ad alcune domande. Qualunque sia la motivazione, se
lo leggerà non sarà più lo stesso ed ultimamente mi capita spesso di pensare che vorrei che gli
fosse data l'opportunità.
Oppure(come facevo io)spero che la paghetta, l'accumuli e non si scordi di It!
Fatevi questo regalo, non fatevi spaventare dalla mole, donatevi questo capolavoro.