lunedì 30 marzo 2026

Come diceva il grande Pasolini, il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".

A me Desiati non piace!
È l'ennesima occasione che gli do per farmi cambiare idea ed è l'ennesima volta che invece lo confermo.
Pensavo di non scrivere nulla, ma non sarebbe veritiero parlare solo dei libri che ci piacciono o che consiglieremmo per unicità. 
Nella vita ci si imbatte in pagine memorabili e pagine che saranno scordate il giorno dopo.
La Murgia, scrittrice da me molto apprezzata, faceva una rubrica chiamata la stroncatura, dove parlava di tutti quei libri insulsi scritti nel tempo. Quella che mi appresto a fare è una stroncatura. 
Parto con la rincorsa perenne di utilizzo di paroloni, che non danno quella sensazione benefica di aver scoperto un nuovo termine, ma sottolineano la natura di questa penna: " E tirandosi i capelli indietro per irreggimentarli in un elastico bianco".
Il libro spesso disseminato di frasi che vogliono essere profonde ed illuminanti, ma sono superficiali. 
Un esercizio di stile per nulla elegante, ma vacuo e ruffiano. 
Veniamo al dunque, il libro di cosa parla? Non parla di nulla, non racconta nulla, una lista di avvenimenti fra questi due ragazzi che non sono amici, non sono amanti, sono evanescenti.
Snob, i classici figli di papà che possono anche permettersi di studiare alla Bocconi che ricevono come regalo la carta di credito e un milione all'interno. Alla continua ricerca di loro stessi, continuamente insoddisfatti e come trasgressione e anticonformismo il massimo che possono fare sono piercing, capelli colorati e strizzare l'occhio ai genderfluid.
Io ne ho fin sopra i capelli nella realtà di questa gente che fa anche la morale agli altri, ben protetta dal proprio orticello, figuriamoci se devo apprezzarla nei libri che per me sono la vita.
La loro relazione, di bene profondo e che li accompagna in tutta la vita viene costantemente raccontato al lettore, ma dai discorsi che fanno, dalle frasi che si pronunciano quotidianamente, non emerge.
I sentimenti non li devi raccontare, li devi fare percepire, il lettore deve avere l'impressione di un legame che non si sente, ma gli buca la carne.
Sono noiosi, senza stimoli né per se stessi né per gli altri, con dialoghi fatti di inconsistenza, il nulla che avanza un capitalismo che ingoia la cultura.
L'amare i libri, la letteratura e il volerne parlare con tutti continuamente io lo capisco. È la mia passione più grande. Una notte ho sognato che morivo e la cosa che destava in me preoccupazione non era la morte in sé, ma se vi erano dei libri dove sarei andata. Mi viene naturale, dalle viscere e mi rende felice. Sono la classica persona che se è seduta su un water e non ha disposizione un libro nei paraggi, legge il retro dei prodotti. Non perché m'interessino, ma perché è fisiologico. Quindi lo capisco, anche io sono alla ricerca costante di letture nuove o mi scrivo le frasi che più mi hanno colpita. Questo però non fa di me una scrittrice, anzi.
Poi arriva il pezzo forte del "Note dalla scrittoio o stanza degli spiriti".
Il fare conoscere degli scrittori e il nominarli, scrittori della nostra terra, lo ritenevo un punto di forza, prima di arrivare a queste note. 
La modalità la trovo saccente. Il lettore si può andare a cercare o meno degli approfondimenti, bisogna stuzzicare la curiosità, senza ergersi a unico detentore di conoscenza. 
È fastidioso e non ha riguardo di chi ti sta regalando del tempo.
Come punti di forza sicuramente segnalerei il titolo "Spatriati". "Spatriato è il participio passato del verbo spatriare, che sta per andar via o, come dice la Treccani, cacciare dalla patria. In alcuni dialetti meridionali, tra cui il martinese, ha altre sfumature, come incerto, disorientato, ramingo, stordito, senza arte né parte, in alcuni casi persino orfano."
Avendo vissuto per anni fuori dalla Puglia, capisco quel senso di solitudine e dolore ogni volta che si parte: "La Puglia, Martina, i nostri cieli hanno queste maledette unghie affilate che ti artigiano, non si può andar via senza graffi."
Non a Martina Franca come descrive il mio concittadino, ma ad un concetto più ampio, il Sud. A me mancava proprio un immaginario, un' atmosfera. Pur non amando l'inglese, quando andavo all'aereoporto per partire, departures mi sembrava che descrivesse perfettamente il mio stato d'animo di dipartita, di morte.
Anche la parentesi berlinese dei due protagonisti, mi ha fatto rivivere questa città che per me è stata importante, una palestra di vita.
Tuttavia, nonostante anche sentirla nominare Berlino mi dà sempre forti emozioni, neanche questo ha fatto il libro.
Non mi stupisce che abbia vinto il Premio Strega. Sento sempre più vicino il pensiero di Pasolini su questo premio che senza volermi dilungare diceva che "il premio Strega così com'è è un campo d'operazioni del più brutale consumismo".
Il capitalismo della cultura, da quando la cultura è diventata un'industria non può che rilanciare libri qualitativamente mediocri.
Ho prestato il libro, quindi la foto è presa dal web.